20 Jun
2017

POLONIA: Dal 01.01.2017 nuova aliquota pari al 15% dell’Imposta sul reddito delle persone giuridiche (CIT)

Dal 1 gennaio 2017 è stata introdotta in Polonia una nuova, più bassa aliquota dell’imposta sul reddito delle persone giuridiche (CIT) pari al 15 %. Di conseguenza attualmente coesistono due aliquote: la vecchia del 19 % e la nuova del 15 %.

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Dal 1 gennaio 2017 è stata introdotta in Polonia una nuova, più bassa aliquota dell’imposta sul reddito delle persone giuridiche (CIT) pari al 15 %. Di conseguenza attualmente coesistono  due aliquote: la vecchia del 19 % e la nuova del 15 %.

Lo scopo di questa agevolazione è quello di favorire le piccole e medie imprese e di stimolare l’economia polacca.

Le condizioni in subordine alle quali si applica l’imposta agevolata sono state definite in maniera molto precisa e solo due categorie di contribuenti ne possono usufruire:

1.     i cd. “piccoli contribuenti”;

2.     i contribuenti che iniziano la propria attività – per l’esercizio finanziario nel quale hanno iniziato l’attività.  

Il termine “piccolo contribuente” si usa per definire quei contribuenti che registrano un valore annuale di ricavi delle vendite non superiore a 1,2 milioni di euro. Il contribuente mantiene lo status di “piccolo contribuente” anche se nell’anno in corso i ricavi delle vendite hanno superato tale soglia. Il valore dei ricavi dell’anno in corso avrà influenza per l’anno successivo.

Per quanto riguarda i "contribuenti che iniziano la propria attività", questi potranno usufruire della nuova aliquota esclusivamente nell’anno nel quale hanno iniziato l’attività. Va sottolineato però che se tale contribuente otterrà successivamente lo status di “piccolo contribuente” potrà continuare ad applicare l’aliquota del 15%. Non rientrano in tale categoria i soggetti giuridici che si è vengono a creare a seguito di una trasformazione.

La nuova aliquota si applica esclusivamente alle persone giuridiche (ad. es. le società) e quindi non alle persone fisiche; nemmeno a quelle esercenti un’attività commerciale in forma di ditta individuale. In quest’ultimo caso si applicano le aliquote dell’IRPEF (18%, 32 % o 19%).

Inoltre va sottolineato che della nuova aliquota non potranno godere in alcun caso i gruppi di società.

Anna Adamczak
dmp@derra.pl

19 Jun
2017

L’Agenzia delle Entrate può agire anche nei confronti della società estinta (Cass. N. 9094 del 07.04.2017)

Con la sentenza N. 9094 del 07.04.2017 la Cassazione ha chiarito alcuni aspetti fondamentali del ruolo delle società nel contenzioso tributario.

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Con la sentenza N. 9094 del 07.04.2017 la Cassazione ha chiarito alcuni aspetti fondamentali del ruolo delle società nel contenzioso tributario.

Nel caso di specie, una Srl estinta veniva sottoposta ad accertamento induttivo ai fini IVA, IRAP e delle imposte dirette non avendo presentato la dichiarazione dei redditi per due anni consecutivi. Seguivano degli avvisi di accertamento che venivano impugnati dalla Srl. La Commissione tributaria accoglieva il ricorso della Srl e la Commissione Regionale respingeva l’appello proposto dall'Agenzia delle Entrate. L’Agenzia delle Entrate proponeva quindi ricorso in Cassazione.

La Suprema Corte prima di decidere nel merito si è pronunciata su un’importante questione preliminare, la legittimazione passiva dei soci. I soci della Srl affermavano di non essere i veri legittimati passivi in quanto nessuna somma era stata loro ripartita per mancanza di attivo nel bilancio finale di liquidazione. A tal proposito, la Corte, discostandosi da un suo orientamento precedente, ha stabilito che l’estinzione della società non fa venir meno la legittimazione passiva dei soci in giudizio. Sebbene la pretesa del fisco resti vincolata a quanto percepito nel riparto attivo di liquidazione, i soci sono coloro che sono destinati a succedere in tutti i rapporti debitori facenti capo alla società estinta che non sono stati definiti all'esito della liquidazione. È indifferente che i soci abbiano goduto o meno di qualche riparto in base al bilancio di liquidazione. A parere della Corte, il fisco potrebbe sempre avere interesse a vedersi riconoscere un credito nei confronti dei soci quando siano state presentate somme per ragioni sopravvenute non risultanti dal bilancio.

Successivamente la Corte, pur riconoscendo la legittimazione passiva dei soci, ha dichiarato inammissibile il secondo motivo di ricorso presentato dall'Agenzia delle Entrate in quanto la sanzione non può mai essere trasmessa alla società estinta. La sanzione amministrativa comminata alla società estinta è riferibile esclusivamente alla persona giuridica.

Nella sentenza in commento la Corte ha affrontato anche il problema della produzione delle scritture contabili. L’Agenzia delle Entrate lamentava il fatto che il giudice d’appello avesse reputato utilizzabile la copiosa documentazione contabile prodotta dalla contribuente per la prima volta in sede contenziosa. A parere della Corte è sempre l’amministrazione pubblica a dover provare che il contribuente abbia rifiutato di esibire la documentazione richiestagli. E’ stato pertanto respinto anche questo motivo di ricorso presentato dall'Agenzia delle Entrate.

Avv. Mario Rugiano

dmp.milano@derra.it

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