07 Mär
2016

La responsabilità dell’imprenditore per violazione dei principi in tema di concorrenza da parte del proprio agente

Chi si avvale, per la distribuzione dei propri prodotti, dell’operato di un agente farà bene a verificare e controllare il comportamento dell’agente anche con riferimento al rispetto dei principi in tema di diritto della concorrenza.

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Chi si avvale, per la distribuzione dei propri prodotti, dell’operato di un agente farà bene a verificare e controllare il comportamento dell’agente anche con riferimento al rispetto dei principi in tema di diritto della concorrenza. Infatti, secondo una recente pronuncia della Corte di giustizia europea, gli imprenditori sono chiamati a rispondere del comportamento tenuto dagli agenti da loro incaricati in violazione dei principi in tema di diritto della concorrenza, anche nell’ipotesi nella quale non siano stati a conoscenza delle attività illecite poste in essere (sentenza del 15.07.2015, T-418/10).

La responsabilità dell’imprenditore per le violazioni della normativa sulla concorrenza commesse dall’agente, come ad esempio nel caso di un accordo illegittimo sui prezzi, viene in particolare in considerazione nell’ipotesi nella quale imprenditore ed agente siano portatori di un comune interesse economico. Tale responsabilità secondo la Corte di Giustizia ricorre quando ricade sull’imprenditore il rischio dell’attività di rappresentanza dell’agente e quando l’agente opera in modo non autonomo rispetto all’imprenditore. Poiché in tale situazione l’imprenditore, di regola, è il beneficiario della violazione del diritto della concorrenza, egli è chiamato a rispondere del comportamento posto in essere dall’agente  da lui incaricato.

Con la decisione della Corte di Giustizia l’agente viene ricondotto nell’alveo dei collaboratori dell’imprenditore per l’attività anticoncorrenziale dei quali l’imprenditore è chiamato a rispondere indipendentemente dalla conoscenza che abbia avuto dei loro comportamenti illeciti. Appare, pertanto, utile che gli imprenditori abbiano presente tale rischio nell’organizzazione della loro impresa e adottino le opportune misure per superarlo, come l’integrazione degli agenti di commercio nella loro organizzazione aziendale interna.

Rechtsanwältin Ruth Witten-Violetti
dmp notiziario 03/2016

07 Mär
2016

Responsabilità degli imprenditori stranieri in relazione alla legge tedesca sui minimi salariali

In Germania è in vigore dal 01.01.2015 la legge sui minimi salariali (MILoG), la quale prevede una retribuzione oraria minima lorda di € 8,50, indipendentemente dalle pattuizioni di cui al contratto di lavoro intercorso fra lavoratore e datore.

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In Germania è in vigore dal 01.01.2015 la legge sui minimi salariali (MILoG), la quale prevede una retribuzione oraria minima lorda di € 8,50, indipendentemente dalle pattuizioni di cui al contratto di lavoro intercorso fra lavoratore e datore. La retribuzione minima è vincolante anche per i datori di lavoro stranieri che impiegano lavoratori in Germania. Anche chi opera attraverso subappaltatori che utilizzano forza lavoro in Germania dovrà avere presenti gli obblighi in tema di salario minimo e sarà chiamato a confrontarsi con la richiesta di applicazione della normativa vigente in loco.

Con riferimento a rapporti di lavoro con datori di lavoro stranieri si è spesso discusso in passato in che misura i datori, nell’ipotesi di distacco in Germania dei lavoratori, potessero sottrarsi alle disposizioni ivi vigenti a tutela dei lavoratori, ad esempio, nei casi nei quali per importanti progetti di costruzione venivano impiegati lavoratori per il tramite di subappaltatori ai quali venivano trasferiti i rischi connessi al licenziamento e ad ogni richiesta retributiva. È da notare che in tali casi, in caso di insolvenza delle imprese dei subappaltatori costituite spesso con capitali sociali minimi, i lavoratori rimanevano privi di tutela. L’attuale normativa con il § 13 MILoG supera tali problematiche attribuendo al lavoratore il diritto di richiedere il rispetto del pagamento dei minimi salariali direttamente nei confronti del committente. Secondo il disposto del § 13 MILoG e il richiamo al § 14 della legge sul distacco dei lavoratori, il committente è direttamente responsabile senza che il lavoratore debba agire nei confronti del subappaltatore quale proprio partner contrattuale.

Nella prassi si tratta di un principio controverso poiché esso introduce una responsabilità oggettiva del committente estremamente ampia. La difficoltà risiede nella circostanza che spesso il committente non è in grado di controllare e garantire da parte del subappaltatore il rispetto dei principi in tema di protezione dei lavoratori. Ai fini di premunirsi e far fronte ai rischi connessi alle responsabilità delineate dal MILoG, si rende opportuno, nei contratti conclusi con i subappaltatori, prevedere mezzi di tutela quali i diritti di verifica, il rilascio di garanzie, l’esonero da pretese di terzi oppure diritti di risoluzione anche straordinari e penali contrattuali in tutti i casi nei quali si verifichi una lesione dei principi posti a tutela dei lavoratori.

Rechtsanwältin Ruth Witten-Violetti
dmp notiziario 03/2016

07 Mär
2016

Rischio di responsabilità per il legale rappresentante di una società estera in caso di insolvenza

Secondo il diritto societario tedesco, il legale rappresentante di un società è personalmente responsabile per i pagamenti che vengono eseguiti successivamente al verificarsi dello stato di insolvenza o all’accertamento dello stato di sovraindebitamento.

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Secondo il diritto societario tedesco, il legale rappresentante di un società è personalmente responsabile per i pagamenti che vengono eseguiti successivamente al verificarsi dello stato di insolvenza o all’accertamento dello stato di sovraindebitamento. Ma, ci si è chiesti, questo vale anche per il legale rappresentante di una società straniera che in Germania ha costituito solo una filiale? In una recente pronuncia (12/2015) la  Corte di Giustizia Europea ha risposto in senso positivo.

Una società inglese (s.r.l.) aveva costituito una filiale in Germania, Stato nel quale era, di fatto, operativa. La dirigente della società inglese aveva effettuato pagamenti per un ammontare di ca. € 100.00,00 , quando la società era già insolvente. Successivamente all’apertura della procedura di insolvenza il Curatore tedesco aveva richiesto la rifusione di tale importo alla dirigente.

Sul punto la Corte di Giustizia ha rilevato che la responsabilità del legale rappresentante di una società è regolata dal diritto societario tedesco, ma si tratta di una disposizione da ricondurre, sotto un profilo sostanziale, nell’ambito del procedimento di insolvenza. Il procedimento di insolvenza si svolge secondo il diritto dello Stato nel quale la procedura è stata aperta. Se la procedura è stata aperta in Germania, secondo l’art. 4 del Regolamento sulle procedure di insolvenza europee, il diritto tedesco si applica non solo al procedimento di insolvenza, ma anche alla responsabilità del legale rappresentante estero in riferimento alla procedura di insolvenza.

La Corte si è chiesta: la responsabilità del legale rappresentante straniero affermata secondo il diritto tedesco contrasta con il diritto di libertà di stabilimento a valere anche per le filiali all’interno della Comunità europea? La risposta è stata negativa. Si tratta infatti di una responsabilità legata ad una attività che, a seguito della costituzione della filiale, si è svolta prevalentemente in Germania.

In conclusione: Con questa decisione la Corte di Giustizia ha rafforzato la tutela dei creditori nell’ambito delle procedure di insolvenza. Anche la responsabilità delle società con sede all’estero che hanno costituito una filiale in Germania, dove hanno anche il centro dei loro principali interessi, è disciplinata nell’ambito del procedimento fallimentare secondo il diritto tedesco. Bisogna, quindi, prestare molta attenzione, in presenza di una situazione di carenza di solvibilità o di indebitamento, a presentare, senza indugio, istanza di fallimento.

Rechtsanwältin Dr. Stefanie Lebek
dmp newsletter 03/2016

07 Mär
2016

ENASARCO - Il preponente straniero senza una sede o dipendenza in Italia è tenuto al pagamento della quota per l’agente di commercio operante in territorio italiano?

Pacifico è l’obbligo di contribuzione a carico del preponente straniero con sede o dipendenza in Italia, mentre assai controverso è se pure il preponente senza una sede o dipendenza in Italia sia soggetto a tale obbligo.

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Pacifico è l’obbligo di contribuzione a carico del preponente straniero con sede o dipendenza in Italia, mentre assai controverso è se pure il preponente senza una sede o dipendenza in Italia sia soggetto a tale obbligo.

Sul punto è recentemente intervenuta la Direzione generale per l’Attività ispettiva del Ministero del lavoro e delle attività produttive in risposta ad un interpello presentato da CONFIMI IMPRESA (19.11.2013, Prot. 37/00201183). In risposta a tale interpello si afferma che è tenuto alla contribuzione ENASARCO il preponente straniero il cui agente operi in Italia, sia che quest’ultimo abbia la sede o qualsiasi dipendenza in Italia, sia che una sede o una dipendenza in Italia manchi.

Tuttavia non vi è accordo unanime su questo punto. Chi sostiene l’insussistenza dell’obbligo di contribuzione per il preponente straniero senza sede ne dipendenze in Italia, fa leva sul fatto che in materia previdenziale i regolamenti europei (Reg. CE 883/2004, come successivamente modificato dal Reg. CE 988/2009) stabiliscono che la legge applicabile  sia quella dello Stato in cui viene eseguita la prestazione lavorativa, in base al principio della “lex loci laboris”: se la prestazione dell’agente è eseguita in Italia ad essere applicata è dunque la legge italiana, nello specifico la legge n.12 del 1973.  All’art. 5 comma 1 di detta legge, si stabilisce che sono obbligatoriamente scritti all’ENASARCO solo gli agenti che operano sul territorio nazionale per conto di preponenti italiani o stranieri, purché questi abbiano in Italia la sede o una qualsiasi dipendenza.

La questione, anche alla luce delle sue strettissime connessioni con il diritto dell’Unione Europea, rimane aperta ed oggetto di dibattito. In ogni caso pare che ad oggi ENASARCO non abbia fatto valere obblighi contributivi nei confronti di preponenti senza stabile organizzazione in Italia, limitandosi ad affermare la sussistenza del relativo obbligo sul proprio sito istituzionale.

Avvocato Allesandro Honert
dmp notiziario 03/2016

07 Mär
2016

Diritto dei trasporti e nuove condizioni generali degli spedizionieri: a cosa prestare attenzione

Le condizioni generali tedesche degli spedizionieri (ADSp2003) predisposte dalle associazioni degli spedizionieri e degli addetti ai servizi di logistica (Deutscher Speditions- und Logistikverband – DSLV) costituiscono parte integrante di molti contratti di trasporto e di deposito e, di conseguenza, assumono particolare importanza per tali settori.

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Le condizioni generali tedesche degli spedizionieri (ADSp2003) predisposte dalle associazioni degli spedizionieri e degli addetti ai servizi di logistica (Deutscher Speditions- und Logistikverband – DSLV) costituiscono parte integrante di molti contratti di trasporto e di deposito e, di conseguenza, assumono particolare importanza per tali settori. L’applicazione di tale normativa è andata sempre più estendendosi con la conseguenza che le ADSp hanno acquisito, per giurisprudenza costante, validità al pari degli usi commerciali.

A far data dal 01.01.2016 sono state pubblicate le nuove ADSp 2016 ed è stata consigliata la loro adozione da parte delle associazioni che le hanno predisposte. Si tratta, non come in precedenza di un quadro normativo comune elaborato dalle associazioni di rappresentanza degli spedizionieri e dalle associazioni dei caricatori, ma di una raccomandazione unilaterale della DLSV. Anche le associazioni dei caricatori hanno sviluppato le proprie condizioni di trasporto e di deposito (condizioni di trasporto e di deposito tedesche, in breve DTLB) e da parte loro ne raccomandano l’ assunzione.

Una delle modifiche essenziali delle ADSP 2016 è nel cuore delle ADSp stesse, nella parte in cui regolano la responsabilità del vettore. L’attuale versione si ispira ai principi in tema di responsabilità del vettore secondo il § 425 del codice del commercio tedesco e determina di conseguenza un aumento degli importi dovuti in caso di responsabilità. Fino ad oggi la responsabilità era limitata all’importo di € 5,00 per ogni chilogrammo della merce trasportata, mentre le nuove disposizioni prevedono una responsabilità limitata a 8,33 diritti speciali di prelievo (DSP), corrispondente ad una somma di ca. € 10,50 per chilogrammo della merce trasportata. Per la prima volta le ADSp contengono una dettagliata regolamentazione sui tempi di carico e scarico della merce e delle spese di sosta che ne conseguono. Degni di nota sono i doveri di informazione posti a carico del committente, ampliati rispetto alla precedente versione delle ADSp con riferimento a tutti quei fattori essenziali che possono influenzare l’esecuzione del contratto. Modifiche rilevanti nella prassi sono quelle introdotte per quanto concerne la dichiarazione dei beni di valore e dei beni per i quali sussiste un pericolo di furto.

Non solo i trasportatori, ma anche i caricatori e gli imprenditori stranieri che incaricano trasportatori tedeschi, non possono ignorare le nuove ADSp 2016 con le quali sono chiamati a confrontarsi per poter al meglio affrontare i rischi e doveri che ne derivano. Resta da vedere in che misura le nuove regole – anche con riferimento alla normativa in tema di concorrenza da parte delle associazioni dei caricatori - saranno applicate nella prassi. Inoltre sono da aspettarsi discussioni circa la conformità delle innovazioni di cui alle ADSp2016 alle condizioni generali e circa la loro idoneità a superare le verifiche di conformità da parte dei Tribunali competenti.

Rechtsanwältin Ruth Witten-Violetti
dmp notiziario 03/2016

07 Mär
2016

Le società benefit

La Legge di Stabilità 2016 ha introdotto la nuova tipologia societaria della società benefit (SB) che, ispirandosi al modello americano, si presenta come un ibrido tra una società profit ed una no profit.

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La Legge di Stabilità 2016 ha introdotto la nuova tipologia societaria della società benefit (SB) che, ispirandosi al modello americano, si presenta come un ibrido tra una società profit ed una no profit. Le SB sono infatti definite dal comma 376 della Legge di Stabilità come attività economiche che “oltre allo scopo di dividere gli utili, perseguono una o più finalità di beneficio comune e operano in modo responsabile, sostenibile e trasparente nei confronti di persone, comunità, territori e ambiente, beni ed attività culturali e sociali, enti e associazioni ed altri portatori di interesse”.

La filosofia che ha ispirato l’introduzione delle SB quindi è molto innovativa perché si tratta di un modello societario che, pur perseguendo il profitto economico, si pone l’obiettivo di contribuire al benessere comune, o comunque al benessere di tutti i soggetti sui quali l’attività sociale può avere un impatto, ivi compresi i lavoratori, i clienti e i fornitori. Naturalmente tali finalità devono essere inserite nell’oggetto sociale e per garantire che queste condotte virtuose vengano realmente messe in pratica, l’allegato 4 alla Legge di Stabilità ha previsto la redazione di un modello di valutazione che deve essere predisposto da un soggetto esterno e imparziale. L’operato della Società Benefit deve essere valutato proprio sulla base di questo standard di valutazione esterno.

Inoltre la SB deve predisporre annualmente una relazione circa le concrete modalità con le quali è stato perseguito l’obiettivo del benessere comune. Il report deve poi essere inserito nel bilancio annuale e messo a disposizione sul sito della società. L’Autorità garante della concorrenza e del mercato è l’organo che ha la funzione di vigilare sull’osservanza, da parte delle SB, delle finalità di beneficio comune inserite nell’oggetto sociale.

Avvocato Manuela Ferrari
dmp notiziario 03/2016

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