Benvenuti sul sito dello studio legale Derra, Meyer & Partner!

Molti aspetti della nostra vita quotidiana si intersecano con il diritto, sia in ambito privato che commerciale. Oggi, come mai, ci muoviamo in una dimensione nella quale sono presenti complessi aspetti giuridici a cui si interfacciano corrispondenti rischi.

Derra, Meyer & Partner Rechtsanwaelte PartGmbB è un’ associazione professionale costituita da un gruppo di avvocati specializzati, da commercialisti e consulenti per il risanamento delle imprese, un team in grado di seguire, passo per passo, i vostri progetti, con una consulenza mirata alle vostre specifiche esigenze. Grazie ad una consolidata esperienza possiamo assistervi pressoché in ogni settore del diritto con una particolare specializzazione nel campo del diritto internazionale.

Attualmente, Derra, Meyer & Partner è costituito da undici studi legali ed offre un servizio integrato e completo il cui punto forte è la sinergia fra i diversi professionisti. A partire dalla costituzione avvenuta nell’anno 1980 da parte del socio fondatore, Hans-Jörg Derra, il nostro network si è diffuso in tutta la Germania, in Italia e Polonia. Grazie ai numerosi contatti consolidati nel tempo e alla nostra partecipazione ad associazioni internazionali di avvocati, quali DIRO, possiamo svolgere la nostra attività professionale non solo in Europa, ma anche in Russia, Danimarca e nei Paesi Baltici.

La filosofia del nostro studio si contraddistingue per l’ impegno a cogliere ogni opportunità per la realizzazione dei risultati che i nostri clienti si prefiggono, limitando ogni possibile rischio.
Oltre 40 professionisti con diverse specializzazioni sono a disposizione per aiutare i clienti indirizzandoli e consigliandoli alla luce della normativa vigente, modulando le soluzioni in base alle diverse peculiarità di ogni cliente e sfruttandone al massimo le potenzialità.

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Da più di 30 anni un continuo impegno per i nostri clienti – in tutta l’Europa

Un forte rapporto di fiducia fra cliente e professionisti – questo è uno degli elementi chiave della nostra attività. Ci impegniamo ad essere degli interlocutori affidabili sia per le quesioni giuridiche nazionali, sia per quelle sovranazionali e ciò nell’ambito commerciale e privato.
Il nostro impegno è rivolto alle aziende, ai privati, ma anche alle istituzioni ed associazioni. Grazie a 30 anni d’esperienza riusciamo a focalizzare le nostre competenze laddove sono necessarie - presso un totale di otto studi legali in Germania, così come nelle nostre sedi in Italia e in Polonia. Anche se il Vostro caso tocca o riguarda degli aspetti di diritto straniero nei paesi dove non siamo presenti con delle proprie sedi, Derra, Meyer & Partner Vi può ugualmente assistere. E ciò grazie alla nostra partecipazione nel network di studi legali europei DIRO di cui Derra, Meyer & Partner è socio.

Attenzione a tutti gli aspetti giuridici – la prassi da dmp

Grazie al know-how presente nei nostri uffici, sappiamo che durante le discussioni giuridiche possono emergere diverse opinioni. La base di queste discussioni è la profonda conoscenza giuridica, attestata dalle specializzazioni ottenute da molti dei nostri collaboratori. A seconda dei casi, Vi assistiamo in tutti gli aspetti giuridici, fornendoVi consulenza e rappresentandoVi in giudizio o nel contesto di procedimenti arbitrali e procedimenti di mediazione specifici.

La varietà del nostro network si caratterizza per le sue competenza culturali e settoriali.
In tempi caratterizzati dalla sempre più veloce globalizzazione e digitalizzazione, riteniamo che il nostro ruolo sia quello dell’intermediario sia in ambito economico, che nella vita privata.

I settori della nostra attività che assumono particolare rilievo sono:

  • Transazioni transfrontaliere e questioni che si focalizzano sui rapporti giuridici tra la Germania, l’Italia, la Russia e la Polonia
  • Diritto fallimentare e consulenza giuridica in tema d’insolvenza
  • Diritto del lavoro
  • Diritto commerciale e diritto societario
  • Distribuzione commerciale
  • Protezione dei dati personali e informatica giuridica
  • Diritto penale dell’economia e tributario

In linea con l’approccio teso a garantire un servizio completa al cliente, collaborano con Derra, Meyer & Partner dei commercialisti che vengono coinvolti ogni volta che emergono problemi di natura tributario o di economia e commercio. Se necessario, ci avvaliamo anche di commercialisti e revisori contabili esterni.

20 Mai
2020

L’emergenza coronavirus - 12 domande e risposte in materia di diritto del lavoro

La crisi COVID 19 ha conseguenze di vasta portata per i datori di lavoro e i dipendenti. Qui potete trovare le risposte a importanti domande sul tema del diritto del lavoro.

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1. Il diritto allo stipendio del lavoratore affetto da coronavirus (COVID-19)

In caso di malattia, il dipendente ha -ovviamente- diritto a percepire lo stipendio, ai sensi del § 3 comma 1, frase 1 della legge sulla continuazione della retribuzione (EntgeltfortzahlungsG) o, in via sussidiaria, a una richiesta di risarcimento ai sensi del § 56 comma 1 periodo 1 della legge sulla prevenzione contro le infezioni (InfektionsschutzG). Potrebbe essere diverso invece il caso in cui il dipendente ha contratto la malattia in maniera colposa, il che però generalmente non avviene. Un´esposizione colposa al contagio sarebbe da costatarsi laddove il dipendente si fosse recato consapevolmente in un’area ad alto rischio e si fosse quindi esposto a un rischio di contagio notevolmente maggiore.

2. Il diritto allo stipendio in caso di quarantena imposta dalle autoritá

In caso di malattia, il dipendente ha -ovviamente- diritto a percepire lo stipendio, ai sensi del § 3 comma 1, frase 1 della legge sulla continuazione della retribuzione (EntgeltfortzahlungsG) o, in via sussidiaria, a una richiesta di risarcimento ai sensi del § 56 comma 1 periodo 1 della legge sulla prevenzione contro le infezioni (InfektionsschutzG). Potrebbe essere diverso invece il caso in cui il dipendente ha contratto la malattia in maniera colposa, il che però generalmente non avviene. Un´esposizione colposa al contagio sarebbe da costatarsi laddove il dipendente si fosse recato consapevolmente in un’area ad alto rischio e si fosse quindi esposto a un rischio di contagio notevolmente maggiore.

3. Il diritto allo stipendio  in caso di quarantena in assenza di un´ordine delle autoritá

Se un dipendente si mette in quarantena volontariamente o su richiesta del datore di lavoro, indipendentemente da un ordine delle autorità, è opportuno differenziare come segue:

La quarantena su richiesta del datore di lavoro:

Se il datore di lavoro impone al dipendente di rimanere a casa perché teme che il dipendente possa essere stato contagiato di coronavirus, senza che però lo stesso sia risultato positivo al test, o sia addirittura sintomatico, il dipendente dovrebbe avere diritto al pagamento dello stipendio. Il diritto del dipendente allo stipendio deriva dalla circostanza che il datore di lavoro si trova praticamente in ritardo nell´accettare la prestazione lavorativa offerta da parte del dipendente stesso. (Vedi § 615, comma 1 del codice civile tedesco- BGB). Laddove il dipendente dovesse invece manifestare i sintomi della malattia, lo deve comunicare al datore di lavoro. Tale notifica può, a partire dal 12.03.2020, avvenire anche telefonicamente. Il certificato di malattia dovrà essere, però, poi spedito al datore di lavoro tramite gli uffici postali.

La quarantena volontaria su iniziativa del dipendente:

Se il dipendente si mette volontariamente e autonomamente in quarantena, senza essere antecedentemente, risultato positivo al test, è possibile che, in conformità al § 616, frase 1 del codice civile tedesco (BGB), gli spetti un indennità per incapacità al lavoro di breve durata. Anche in questo caso vale quanto sopra riportato. In definitiva, questo dipenderà dagli accordi sanciti tra il datore di lavoro e il dipendente.

Se il dipendente non si presenta al lavoro in accordo con il datore di lavoro, si può ipotizzare, in ultima analisi, un caso di congedo retribuito. Inoltre, è possibile concordare successive disposizioni per ridurre i crediti delle ore di lavoro o le ferie residue. L’assenza volontaria basata su un sospetto non confermato può quindi, nella migliore delle ipotesi, giustificare un´incapacità al lavoro di breve durata ai sensi del § 616 frase 1 del codice civile tedesco (BGB).

4. Lo smart working (il lavoro da remoto)

La possibilità di sostituzione della classica modalità di lavoro con lo smart working (e nello specifico: con il lavoro da remoto) deve essere espressamente concordata tra il datore di lavoro e il dipendente o, se necessario, tramite le organizzazioni sindacali.

Se nel contratto di lavoro non è prevista una clausola corrispondente, la modalità di smart working (del lavoro da remoto) deve essere concordata tra il dipendente e il datore di lavoro. Il datore di lavoro non ha diritto alcuno nel decidere unilateralmente di applicare lo smart working (il lavoro da remoto).

5. L´obbligo di lavoro in mancanza della possibilitá di accudimento dei figli, per esempio nei casi di mancanza dei servizi all´infanzia e all´istruzione

Se gli asili e le scuole vengono chiusi a causa di misure di protezione ufficiali e al dipendente non resta altra possibilità di accudimento per il proprio figlio che l’asilo o la scuola, questo è fondamentalmente un rischio a carico del dipendente. In linea di principio, il dipendente rimane obbligato a svolgere il proprio lavoro.

In caso di un´incapacità al lavoro di breve termine, i fatti sopra descritti potrebbero applicarsi ai sensi del § 616 comma 1 codice civile tedesco (BGB), a condizione che venga trovata tempestivamente una soluzione e che l’impedimento alla prestazione di lavoro sia di fatto solo temporaneo. Il datore di lavoro deve esserne informato. Altrimenti insorgerebbe una condizione di assenza ingiustificata dal posto di lavoro, che a sua volta, potrebbe generare un richiamo da parte del datore di lavoro e sfociare poi in un licenziamento senza preavviso.

6. Chiusura dell´attivitá da parte delle autoritá

In caso di chiusura di uno stabilimento, i dipendenti per i quali non viene emesso un ordine di quarantena e che non si ammalano hanno diritto al pagamento della retribuzione ai sensi del § 615 del codice civile tedesco (BGB). Il rischio d’impresa è, infatti, a carico del datore di lavoro.

7. Concessione di un congedo non retribuito da parte del datore di lavoro?

Sempre più spesso ci si chiede se il datore di lavoro può concedere al dipendente un congedo non retribuito. Tuttavia, ciò non è assolutamente possibile in modo unilaterale, ma solo attraverso un adeguato accordo con il dipendente. Di conseguenza, il datore di lavoro non deve pagare né lo stipendio né i contributi previdenziali; il congedo provoca una sospensione del rapporto di lavoro.

Tuttavia, è necessario operare con una certa cautela, poiché il congedo non retribuito può avere una durata massima di un mese, altrimenti il dipendente perde la copertura previdenziale; deve quindi assicurarsi con i propri mezzi e a proprie spese. Si segnala inoltre che il dipendente non riceve alcun beneficio per la prestazione sostitutiva del reddito durante il congedo non retribuito e che, in determinate circostanze, il diritto alle ferie può essere pienamente mantenuto.

8. La cassa integrazione (Kurzarbeitergeld)

I datori di lavoro si trovano sempre più spesso a doversi chiedere se e come presentare la domanda di concessione del Kurzarbeitergeld per i loro dipendenti. La domanda di concessione deve essere presentata dal datore di lavoro presso l’Agenzia federale del lavoro (Bundesagentur für Arbeit) competente, mentre la decisione sulla riduzione dell’orario lavorativo deve essere segnalata entro i tempi previsti. Sia la segnalazione, che la richiesta, possono essere eseguite in via telematica.

Un presupposto fondamentale per l’introduzione della riduzione dell’orario lavorativo è la dichiarazione di consenso da parte dei dipendenti, sia come regolamento aziendale standard sia attraverso il consenso individuale del dipendente interessato. Se nell’azienda è presente un consiglio di fabbrica, questo deve prima elargire il suo consenso. Una scelta autonoma da parte del datore di lavoro è inammissibile.

A norma del paragrafo 96, primo comma del SGB III, i requisiti per ricorrere alla cassa integrazione vigenti nell´attuale periodo di emergenza sono i seguenti:

  1. a) L’azienda interessata deve aver subito una perdita temporanea e sostanziale di ore lavorative, che deve, secondo lo stato attuale, interessare almeno il 10% della forza lavoro con una perdita di stipendio di almeno il 10%.
  2. b) I dipendenti interessati non possono essere stati licenziati prima di aver trasmesso la richiesta della cassa integrazione.
  3. c) Il datore di lavoro deve comunicare la quantità di perdita di lavoro durante il mese in cui inizia la riduzione delle ore lavorative.
  4. d) L’imprescindibilità della perdita di ore lavorative. Secondo i canoni vigenti, la perdita delle ore lavorative non è da considerarsi imprescindibile quando è possibile ricorrere al sistema di recupero/prestazione delle ore di lavoro o al diritto alle ferie accumulate dall’anno precedente, misure adatte a evitare il sistema di riduzione delle ore lavorative.

Inoltre, la cassa integrazione sarà garantita anche per i lavoratori interinali, così come sarà e possibile presentare domande di cassa integrazione collettive per i richiedenti con qualifiche, obiettivi formativi e necessità di aiuti comparabili.

Per giunta, tutti i contributi sociali per le ore di lavoro perse devono essere coperti dall’Agenzia federale del lavoro, cosa che finora non era ancora avvenuta.

A norma del paragrafo 105 del SGB III, in caso di cassa integrazione, la misura dell’indennità è pari all’60% per i dipendenti e all’67% per i dipendenti con figli a carico, della differenza tra la retribuzione netta che il lavoratore avrebbe percepito se avesse svolto la propria prestazione lavorativa e la retribuzione forfettaria calcolata sulla base delle attuali ore di lavoro effettive.

Ciò comporta per i dipendenti un’ingente perdita di guadagno, soprattutto nel caso di assenza totale di lavoro.

In suddetta situazione sorge il quesito riguardo alla possibilità futura di un diritto all’indennità secondo il paragrafo 56, primo comma, della legge sulla protezione dalle infezioni (IfSchG). Tale diritto presupporrebbe un ordine da parte delle autorità competenti, l’insorgere di un mancato guadagno e infine l’elemento costitutivo del sospetto di malattia. Il sussistere di quest’ultimo sarebbe da dubitare laddove fosse avvenuta una chiusura cautelare di un´attività produttiva su ordine ufficiale. Tutto dipende, comunque, dalle singole circostanze.  

Il 20 aprile 2020 le parti governative hanno raggiunto un accordo riguardo all´innalzamento della quota della cassa integrazione. In considerazione dell’emergenza coronavirus, è stato previsto l’incremento della misura dell’indennità dal 60% fino all’80% per i dipendenti e dal 67% fino all’87 % per i dipendenti con figli a carico. Il nuovo regolamento, concordato dai dirigenti dei partiti CDU, CSU e SPD a livello parlamentare, ma tuttora non ancora emanato, prevede in dettaglio che per i primi tre mesi si applichi il tasso vigente, e prevede invece l’incremento rispettivamente al 70% e al 77% a partire dal quarto mese e all’80% e 87% a partire dal settimo mese di cassa integrazione. Tale incremento interessa i casi in cui il lavoro è stato almeno dimezzato al 50%. Si prevede che la nuova regolamentazione sarà emanata a breve.

9. Quali sono gli obblighi del datore di lavoro nei confronti dei dipendenti?

Il datore di lavoro ha un dovere di sollecitudine nei confronti dei suoi dipendenti. Ciò include anche il rispetto di alcune norme igieniche e l’adozione di misure per prevenire la diffusione di malattie. Molte strutture sanitarie dispongono, infatti, per esempio di disinfettanti e di opuscoli e/o poster contenenti raccomandazioni per l'igiene. In casi particolari (luoghi di lavoro nelle strutture sanitarie, nei servizi ai trasporti, nella logistica, nelle vendite) può addirittura vigere l’obbligo di adottare misure di protezione speciali e, ad esempio, di fornire maschere di respirazione.

10. Il datore di lavoro può ordinare straordinari a causa dell'assenza dei dipendenti?

In genere sì. Il datore di lavoro può, ad esempio, imporre ai dipendenti sani di fare degli straordinari se un ordine rischia di fallire per mancanza di personale in malattia o se l’azienda fornisce beni di prima necessità. In una tale "emergenza imprevedibile", i dipendenti sono obbligati a fare gli straordinari per via del loro generale obbligo di lealtà al datore di lavoro. Tuttavia, devono essere sempre rispettate le restrizioni legali relative alla durata degli straordinari.

11. Nuove norme sugli orari di lavoro durante l´emergenza coronavirus

Il Ministero federale del lavoro e degli affari sociali ha emanato un’ordinanza sulle variazioni della legge sull’orario di lavoro in seguito all'epidemia COVID 19 (Ordinanza COVID 19 sull'orario di lavoro - COVID 19-ArbZV), inizialmente in vigore fino al 31 luglio 2020.In linea di massima è, quindi, possibile estendere la giornata di lavoro dei dipendenti fino a 12 ore. Tuttavia, a ciò, deve, entro sei mesi, seguire una compensazione di otto ore al giorno lavorativo (48 ore settimanali). Il periodo di riposo giornaliero non può essere ridotto per più di due ore e va mantenuto il periodo di riposo giornaliero di almeno nove ore. Se il periodo di riposo giornaliero è ridotto, si deve rimediare con una compensazione entro le seguenti quattro settimane.Per i dipendenti è possibile eseguire la prestazione lavorativa anche nei weekend e nei festivi laddove non sia stato possibile lavorare nelle giornate lavorative. Il giorno di riposo sostitutivo alla domenica di lavoro deve essere recuperato entro otto settimane o, al al più tardi possibile, entro il 31luglio 2020, termine di scadenza dell´ordinanza.
 
In caso di ricorso a suddette variazioni, la settimana lavorativa non può, in linea di massima, superare le 60 ore. Tale divieto non si applica in casi di emergenza per tutte le attività indicate nell´ordinanza. Tra queste si annoverano per esempio le attività correlate al commercio di prodotti quotidianamente necessari, di medicine o altri prodotti impiegati nella lotta contro l’epidemia di coronavirus. Ciò vale anche per le attività di assistenza medica, per i servizi di emergenza e di pronto soccorso, per le imprese di fornitura, nell’agricoltura e per le attività farmaceutiche, così come nel mantenimento dell’ordine pubblico, il funzionamento dei tribunali e degli enti amministrativi, della rete telematica e del sistema informatico. Le eccezioni consentite ai sensi dell´ordinanza e relative all’orario massimo di lavoro giornaliero, al periodo minimo di riposo e alle modalità di lavoro nei weekend e/o festivi, si possono applicare fino al 30 giugno 2020.  Si osserva che i singoli Länder sono legittimati a emanare proprie disposizioni in materia, che possono, quindi, differire da quelle appena citate.
 

12. Licenziamento in caso di emergenza?

Le difficoltà economiche temporanee non generano certo un diritto del datore di lavoro a licenziare i dipendenti senza preavviso. È ammesso, piuttosto, il licenziamento con preavviso. Inoltre, devono essere osservate le ulteriori disposizioni legislative sulla tutela del lavoratore contro il licenziamento, nella misura in cui sono applicabili al singolo caso. Importante: se il datore di lavoro intende licenziare più persone, deve verificare se è necessario notificare il licenziamento di massa ai sensi del § 17 della legge sul licenziamento a tutela dei lavoratori (KSchG), ad es. in aziende con un minimo di venti e un massimo di sessanta dipendenti, laddove si intenda licenziare più di cinque dipendenti. La notifica deve essere portata a termine prima dell’emissione degli avvisi di licenziamento. Le comunicazioni di licenziamento eseguite senza tale notifica non sono, infatti, valide.


Si prega di notare che le nostre linee guida generali prendono in esame lo stato attuale della situazione, la quale é nuova a molti settori e soggetta quindi a continue mutazioni. Inoltre le nostre linee generali non sono adatte a sostituire le informazioni fornite durante una singola consulenza. Il testo fa riferimento allo stato dei fatti in data 04.05.2020. I professionisti dello studio dmp rimangono costantemente a vostra disposizione per fornire lucidazioni ed assicurare la propria  assistenza in ogni singolo caso.

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Le Vostre persone di contatto da Derra, Meyer & Partner Rechtsanwälte PartGmbB:
 
Dr. Stefanie Lebek, Rechtsanwältin, Fachanwältin für Arbeitsrecht,
Corso di Porta Vigentina 33-35, I-20122 Milano Tel.: +39 02-67490445, lebek@derra.it
 
Stefan Eßer, Rechtsanwalt, Fachanwalt für Arbeitsrecht
Immermannstraße 15, 40210 Düsseldorf, Tel.: +49 (0)211-1752066-0, esser@derra-d.de
 
Armin Schürer, Rechtsanwalt
Schumannstraße 2, 10117 Berlin, Tel: + 49 (0)30-308784-0, armin.schuerer@derra-b.de
 
Stefania Secolo, Rechtsanwältin
Schumannstraße 2, 10117 Berlin, Tel: + 49 (0)30-308784-0, stefania.secolo@derra-b.de

 

Data: 05/2020

30 Apr
2020

Misure a sostegno delle imprese a causa del coronavirus in Germania

Il governo tedesco ha adottato diversi programmi di aiuto economico per le aziende con sede in Germania che si trovano in una situazione di crisi. Le differenze variano da Land (Regione) a Land e da comune a comune.

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Aiuti economici per le aziende

Il governo tedesco ha adottato diversi programmi di aiuto economico per le aziende con sede in Germania che si trovano in una situazione di crisi. Le differenze variano da Land (Regione) a Land e da comune a comune. Le misure più importanti sono le seguenti:

  1. Aiuti economici immediati tramite pagamenti una tantum

Per le imprese (in particolare per i piccoli imprenditori, per i lavoratori in proprio e per i liberi professionisti) con un massimo di 5 dipendenti sono previsti pagamenti una tantum fino a 9.000 euro e per le imprese con un massimo di 10 dipendenti pagamenti una tantum fino a 15.000 euro. In alcuni Länder sono disponibili aiuti immediati anche per le microimprese con più di 10 dipendenti. Il prerequisito richiesto è l’insorgere di una grave mancanza di liquidità a causa della crisi Covid-19, la quale, oltre ad altro, comprende l’impossibilità di coprire le spese di gestione, quali gli affitti, i prestiti, le rate di leasing e simili. Il diritto a presentare la richiesta di tali aiuti economici appartiene alle aziende con sede operativa in Germania e che sono registrate presso un ufficio delle imposte tedesco. Allo stato attuale, la richiesta deve essere presentata entro e non oltre il 31.05.2020.

  1. Il programma speciale KfW 2020

Per soddisfare il rapido fabbisogno di liquidità, sono stati messi a disposizione delle imprese di tutte le dimensioni fondi di credito illimitati nell’ambito di un programma speciale dell’Istituto di credito per la ripresa denominato “Kreditanstalt für Wiederaufbau” (KfW). Per facilitare le condizioni di tali programmi di prestito sono stati introdotti tassi d'interesse più bassi del normale e una valutazione del rischio semplificata.

  1. Il Prestito veloce KfW 2020

Per le medie imprese con più di 10 dipendenti sono previsti prestiti KfW con un rapido apporto di liquidità per un importo massimo di 800.000 euro. Il KfW esonera Il partner finanziario (cioè la banca di fiducia) dal 100% della sua responsabilità. Il prestito veloce KfW è stato messo a disposizione a tutte le imprese attive sul mercato almeno dal 1° gennaio 2019. Il volume dei prestiti per società è limitato a un massimo del 25% del fatturato annuo nel 2019 e il tasso d’interesse è, attualmente, del 3% con una durata di 10 anni.

  1. Il Fondo di stabilizzazione economica

Il Fondo di stabilizzazione economica offre inoltre alle imprese e alle start-up, a condizione che siano soddisfatti i requisiti generali di applicazione, un sostegno al superamento della crisi sotto forma di garanzie di liquidità statali e misure di rafforzamento del proprio capitale. 

  1. Garanzie

Le aziende che in data 31 dicembre 2019 non si trovavano ancora in condizioni di difficoltà economica, possono avvalersi di garanzie per le spese di produzione e per il finanziamento di investimenti, ottenendo così finanziamenti che in altre circostanze, per mancanza di garanzie, non sarebbero stati approvati. Anche le garanzie cosiddette veloci (Express-Bürgschaften) possono essere rilasciate entro tre giorni.

  1. Ausili fiscali

Le autorità fiscali concedono, su richiesta, alle imprese colpite dalla crisi, differimenti d'imposte senza interessi (in particolare su quelle paragonabili a IRPEF, IRES e IVA) e riduzioni dei pagamenti anticipati ( su tasse corrispondenti a IRPEF, IRES e IRAP). Per i debitori colpiti fortemente dalla crisi, sono sospese fino al 31 dicembre 2020 anche le esecuzioni forzate e le maggiorazioni per l’inadempimento.

 

Misure di sostegno in materia di diritto del lavoro

  1. Il diritto allo stipendio durante la quarantena

In caso di obbligo ufficiale di quarantena, il dipendente ha diritto ad un’indennità pari alla perdita di guadagno per un periodo massimo di sei settimane. Le somme versate dal datore di lavoro vengono rimborsate dalle autorità competenti su richiesta.

Laddove il datore di lavoro dovesse imporre al dipendente la quarantena, perché teme che il dipendente possa essere stato contagiato di coronavirus, senza che però lo stesso sia risultato positivo al test, o sia addirittura asintomatico, il dipendente dovrebbe avere comunque diritto al pagamento dello stipendio.

Laddove invece lo stesso dipendente, in assenza di un risultato positivo al test, si dovesse mettere volontariamente in quarantena, sarebbe necessario un accordo a riguardo con il datore di lavoro.

  1. Smart Working

La possibilità di sostituzione della classica modalità di lavoro con lo smart working (e nello specifico: con il lavoro da remoto) deve essere espressamente concordata tra il datore di lavoro e il dipendente o, se necessario, con il coinvolgimento delle rappresentanze sindacali.

  1. Chiusura dell’attività da parte delle autorità

Nel caso di chiusura di uno stabilimento, vale la regola che il lavoratore sano, per il quale non è stata ordinata la quarantena, ha diritto allo stipendio.

  1. La cassa integrazione tedesca - Il Kurzarbeitergeld

I datori di lavoro si trovano sempre più spesso a doversi chiedere se e come presentare la domanda di concessione del Kurzarbeitergeld per i loro dipendenti. La domanda di concessione deve essere presentata dal datore di lavoro presso l'Agenzia federale del lavoro (Bundesagentur für Arbeit) competente, mentre la decisione sulla riduzione dell’orario lavorativo deve essere segnalata entro i tempi previsti. Sia la segnalazione, che la richiesta, possono essere eseguite in via telematica.

Un presupposto fondamentale per l'introduzione della riduzione dell’orario lavorativo è la dichiarazione di consenso da parte dei dipendenti, sia come regolamento aziendale standard sia attraverso il consenso individuale del dipendente interessato. Se nell'azienda è presente un consiglio di fabbrica, questo deve prima elargire il suo consenso. Una scelta autonoma da parte del datore di lavoro è inammissibile.

I requisiti di ammissibilità attuali del Kurzarbeitergeld sono i seguenti:

a) L'azienda interessata deve aver subito una perdita temporanea e sostanziale di ore lavorative, che deve, secondo lo stato attuale, interessare almeno il 10% della forza lavoro con una perdita di stipendio di almeno il 10%.

b) I dipendenti interessati non possono essere stati licenziati prima di aver trasmesso la richiesta del Kurzarbeitergeld.

c) Il datore di lavoro deve comunicare la quantità di perdita di lavoro durante il mese in cui inizia la riduzione delle ore lavorative.

d) L’imprescindibilità della perdita di ore lavorative. Secondo i canoni vigenti, la perdita delle ore lavorative non è da considerarsi imprescindibile quando è possibile ricorrere al sistema di recupero/prestazione delle ore di lavoro o al diritto alle ferie accumulate dall'anno precedente, misure adatte a evitare il sistema di riduzione delle ore lavorative.

Nel caso di Kurzarbeitergeld la misura dell’indennità è pari all’80% e all’87% per i dipendenti con figli a carico, della retribuzione netta che il lavoratore avrebbe percepito se avesse svolto la propria prestazione lavorativa. Ciò comporta per i dipendenti un’ingente perdita di guadagno, soprattutto nel caso di assenza totale di lavoro.

  1. Licenziamento in tempi di crisi?

Nonostante le difficoltà economiche temporanee, il datore di lavoro non può licenziare i dipendenti in via straordinaria (per giusta causa). È ammesso, piuttosto, il licenziamento ordinario causa con preavviso.

 

La sospensione dell’obbligo di presentazione istanza d’insolvenza

Fino al 30.settembre 2020 sussiste la sospensione dell’obbligo di presentazione istanza d’insolvenza vigente per gli amministratori delegati delle società di capitali, il cui inadempimento è, altrimenti, perseguibile penalmente.

 

Contratti di locazione di immobili ad uso commerciale

Nonostante l’emergenza coronavirus, le parti rimangono obbligate ad adempiere gli obblighi contrattuali. Per Il locatore permane quindi ancora l’obbligo di messa a disposizione dell’immobile per l'uso dello stesso da parte dell’affittuario, il quale, a sua volta, è ancora tenuto a pagare il canone di locazione concordato.

In linea di principio, non vi è alcun diritto ad una riduzione del canone di locazione a causa di restrizioni d'uso imposte da parte dello Stato, tali quali restrizioni degli orari di apertura, restrizioni del numero di visitatori, o chiusura dell’attività.

Va notato però, che gli affittuari (anche commerciali) impossibilitati a pagare il loro affitto a causa della diffusione dell’emergenza, sono temporaneamente protetti da ogni forma di disdetta contrattuale. Sono interessati quegli affittuari impossibilitati al pagamento degli affitti nel periodo tra il 1 aprile 2020 e il 30 Giugno 2020. La disdetta del contratto è, in tali casi, inammissibile fino al 30 giugno 2022.

 

Normative sui viaggi e sui pacchetti vacanze secondo il diritto tedesco

Gli operatori turistici devono generalmente provvedere al rimborso del prezzo del pacchetto vacanze se il viaggio è stato annullato a causa dell’attuale emergenza. Il governo tedesco intende, tuttavia, rilasciare una normativa che renda possibile il rimborso tramite un voucher.

 

Si prega di notare che il testo di cui sopra prende in esame lo stato attuale della situazione, la quale è soggetta a continue mutazioni, in data 27.04.2020. Inoltre, non è adatto a sostituire le informazioni fornite durante una singola consulenza. I professionisti dello studio dmp rimangono costantemente a vostra disposizione per fornire lucidazioni ed assicurare la propria  assistenza in ogni singolo caso.

 

 

06 Apr
2020

L’inadempimento ai tempi del Covid-19

Dall’inizio della pandemia per Covid-19 si sono succeduti in Italia parecchi interventi legislativi sia a livello statale che regionale, volti a fronteggiare l’emergenza sanitaria, ma anche a sostenere famiglie, lavoratori e imprese.

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Dall’inizio della pandemia per Covid-19 si sono succeduti in Italia parecchi interventi legislativi sia a livello statale che regionale, volti a fronteggiare l’emergenza sanitaria, ma anche a sostenere famiglie, lavoratori e imprese. Le misure restrittive adottate al fine di evitare la diffusione del virus hanno imposto a molte imprese italiane la sospensione della loro attività produttiva, causando di fatto l’impossibilità di adempiere alle obbligazioni assunte. Si ricorda che i provvedimenti del Governo italiano possono riguardare l’intero territorio nazionale, o parte di esso per periodi non superiori a 30 giorni, reiterabili e modificabili anche più volte sino al 31 luglio 2020. 

Inadempimento giustificabile delle obbligazioni contrattuali a causa delle misure restrittive governative 

A questo riguardo è significativo verificare se il suddetto inadempimento possa essere considerato giustificabile e possa rappresentare una causa di forza maggiore ovvero una impossibilità sopravvenuta della prestazione. Si definisce causa di forza maggiore un fatto imprevedibile e straordinario a cui non è possibile resistere. Le norme del codice civile italiano a cui occorre fare riferimento sono gli articoli 1218 cc e 1256 cc. Il primo dispone che il debitore è tenuto al risarcimento del danno in caso di inadempimento, a meno che non sia in grado di dimostrare che l’inadempimento o il ritardo sia stato determinato da impossibilità sopravvenuta della prestazione derivante da causa non imputabile a quest’ultimo. L’art. 1256 contempla l’estinzione della obbligazione a causa della sopravvenuta impossibilità ad adempiere dovuta a causa non imputabile al debitore. 

In base all’articolo 91 del DL 18/2020 nel testo emendato con L. 5 marzo 2020 n. 13, entrata in vigore il 10 marzo scorso (cc.dd. Decreto Cura Italia) è stata introdotta apposita disposizione che prevede che le misure restrittive di cui si tratta siano considerate come causa di esclusione, ai sensi e per gli effetti degli artt. 1218 e 1223 cc., della responsabilità del debitore anche relativamente all’applicazione di eventuali decadenze o penali connesse a ritardati od omessi pagamenti. 

In concreto, la disposizione comporta quindi per il creditore l’esclusione dalla facoltà di poter chiedere il risarcimento del danno per ritardato pagamento e, comunque, le suddette misure restrittive, nella misura in cui abbiano comportato l’inadempimento, assurgono per espressa previsione di legge – da valutare di volta in volta – a vera e propria causa di forza maggiore diretta ad affievolire o addirittura escludere ogni responsabilità in capo al debitore per il suo ritardato o mancato adempimento. 

Attestato dello stato di emergenza ai fini di evitare la risoluzione dei contratti 

In attuazione della precitata disposizione, il Ministero dello Sviluppo ha delegato le Camere di Commercio locali a rilasciare alle aziende italiane, che ne fanno richiesta, una dichiarazione che attesti lo stato di emergenza, al fine di poter invocare la sussistenza della forza maggiore ed evitare così l’applicazione nei contratti internazionali di penali, escludendo la responsabilità del debitore per il risarcimento del danno da inadempimento. La finalità di tale attestazione sarebbe proprio quella di mettere al riparo le aziende italiane da possibili risoluzioni di contratti internazionali a causa dell’inadempimento determinato dalle misure restrittive adottate e di evitare il pagamento di penali per i ritardi.

Pertanto, qualora nei rapporti contrattuali internazionali uno dei due contraenti sia un’azienda italiana, potrebbe essere invocata nei confronti del partner commerciale straniero l’esimente da responsabilità per inadempimento a causa dei provvedimenti restrittivi adottati dal Governo durante l’epidemia di corona virus. D’altra parte, anche la stessa Convenzione di Vienna, che regola il contratto di vendita internazionale di merci, all’art. 79 dispone che un’impresa non è responsabile per l’inadempimento se ciò è stato determinato da un impedimento imprevedibile e indipendente dalla sua volontà.

Si potrà quindi prospettare nei prossimi mesi la necessità di valutare sotto il profilo giuridico, caso per caso, quali possano essere le conseguenze dell’inadempimento generato dallo stop produttivo delle aziende italiane nei rapporti commerciali con imprese aventi sede in altri Stati sia europei che extra UE.

Ulteriori misure dirette a sostenere le imprese italiane 

Per completezza si dà conto del fatto che il suddetto Decreto Cura Italia ha varato ulteriori misure dirette a sostenere le imprese italiane, consentendo ai datori di lavoro, che nell’anno 2020 sospendono o riducono l’attività lavorativa per eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica, la presentazione della domanda di concessione del trattamento ordinario di integrazione salariale o di accesso all’assegno ordinario per periodi decorrenti dal 23 02 2020 sino al 30 08 2020, aventi una durata massima di 9 settimane. 

Per quanto concerne le PMI il governo ha disposto per la durata di 9 mesi dalla entrata in vigore del decreto misure a sostegno della liquidità delle imprese attraverso il sistema bancario; le piccole e medie imprese colpite dall’epidemia, (cioè quelle imprese che, rispettivamente, occupano meno di 10 persone con fatt. non superiore a 2mio di euro, 50 persone con fatt. non superiore a 10 mio di Euro e 250 persone con fatturato non superiore a 43 mio di euro) possono avvalersi in relazione alle esposizioni debitorie nei confronti di banche, intermediari finanziari ed altri soggetti abilitati alla concessione del credito, di misure di sostegno quali ad esempio la proroga al 30 settembre dei prestiti non rateali con scadenza anteriore a quella data; l’irrevocabilità sino al 30 settembre 2020 delle aperture di credito a revoca e dei prestiti accordati a fronte di anticipi su crediti; la sospensione delle rate dei mutui e dei finanziamenti compresi i canoni di leasing sino al 30 settembre 2020.

Avv. Patrizia Zanovello

dmp.milano@derra.it

Data: 04/2020

 

30 Mär
2020

Che cosa comporta l´emergenza coronavirus per propietari (locatori) ed affittuari (locatari)?

A causa dell´emergenza coronavirus, molte persone saranno soggette ad una riduzione dell´orario di lavoro o addirittura licenziate e ...

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1. È possibile ridurre unilateralmente i pagamenti del canone di affitto di una casa se sono soggetto ad una riduzione del mio orario di lavoro o se ho perso il posto di lavoro?

A causa dell´emergenza coronavirus, molte persone saranno soggette ad una riduzione dell´orario di lavoro o addirittura licenziate e, con il subbentrare della conseguente riduzione del proprio reddito, si troveranno a dover affrontare difficoltà di tipo economico e non saranno piú nemmeno in grado di pagare un affitto di una casa. Per tali situazioni la legge non prevede alcun diritto del conduttore (dell´inquilino) a ridurre unilateralmente i propri costi per l´affitto di una casa. Il mancato pagamento unilaterale dell'affitto darebbe, in caso di dubbio, al locatore il diritto di disdire  il contratto e comporterebbe per il conduttore (l´inquilino) la perdita del diritto di uso dell´immobile.
Come regola generale, si raccomanda agli inquilini interessati di informare il locatore il più tempestivamente possibile in merito all'imminente perdita di reddito e alle relative difficoltà di pagamento dell'affitto. In questo modo, è, inizialmente, possibile trovare una soluzione consona al singolo contratto e che sia praticabile per entrambe le parti.
Gli inquilini interessati dovrebbero inoltre informarsi sul sussistere di un loro potenziale diritto al sussidio sulla casa (in tedesco Wohngeld).
Per attutire le conseguenze dell´emergenza coronavirus, l'Associazione tedesca degli inquilini richiede (Mieterbund) un sostegno statale per gli inquilini in difficoltà. L'Associazione tedesca degli inquilini ha chiesto, tra l'altro, di escludere le disdette per il periodo dell´emergenza e di consentire un rinvio dell'affitto.
Secondo diverse fonti, il governo federale é giá al lavoro per trovare una soluzione al problema. Non é ancora chiaro se il governo voglia statuire una sospensione delle norme in vigore relative alla rescissione dei contratti di locuzione o un aiuto statale per gli inquilini in difficoltá.. Nel settore immobiliare sembrano già esistere proposte concrete di soluzioni di salvataggio finanziario sotto forma di un fondo di soccorso a livello nazionale.
Restano da vedere ulteriori sviluppi.

2. Canoni di locazione di immobili ad uso commerciale

Anche le imprese sono colpite dall´emergenza coronavirus. A causa del calo della clientela, della cancellazione di eventi, e delle imposte chiusure di attivitá commerciali, si verifica un crollo generale o una perdita completa dei fatturati, mentre i pagamenti in corso, quali affitto, costi operativi, polizze assicurative, rimangono in vigore e devono essere effettuati nonostante la perdita di fatturato.
Si tratta di capire se sia possibile richiedere un adeguamento dell'affitto a causa della situazione di emergenza che si è venuta a creare.
Anche in tempi di crisi, il principio generale "pacta sunt servanda" rimane invariato - i contratti devono essere rispettati. Le parti del contratto restano pertanto obbligate ad adempiere ai loro obblighi contrattuali, indipendentemente dall´emergenza coronavirus. Il locatore è quindi ancora obbligato a concedere l'uso dell'immobile in locazione ed il locatario a pagare l'affitto concordato.
In linea di principio, non vi è alcun diritto ad una riduzione del canone di locazione a causa di restrizioni d'uso imposte da parte dello Stato (restrizioni degli orari di apertura, restrizioni del numero di visitatori, ecc.) Il locatore è obbligato per contratto solo a mettere a disposizione i locali affittati per l'uso in conformità con il contratto. Egli adempie a questo obbligo nonostante le restrizioni statali esistenti, poiché i locali commerciali possono essere generalmente utilizzati per lo scopo previsto.
Rimane da chiarire se sia possibile applicare criteri diversi laddove lo Stato vieti l'esercizio di attività commerciali. Il conduttore potrebbe eventualmente sostenere che il locatore non può assolutamente affittare il negozio in quanto l´uso per attivitá commerciale non é piú permessa. Nella storia della giurisprudenza tedesca é stata emanata solamente una sentenza della Corte Suprema  ralativa  a questa tematica, la sentenza é del 1915 e vieta il funzionamento di una sala da ballo. Lo stesso quesito si porrà per quanto riguarda le prenotazioni alberghiere, nel caso in cui agli hotel fosse vietato operare.
Il principio secondo quale é possibile alle parti del contratto rescindere il contratto laddove venisse a mancare la base dello stesso non puó essere applicato in tali situazioni, a meno che il contratto non lo preveda, cosa che nella maggior parte dei casi non si verifica. Di norma, il conduttore é tenuto ad assumersi il rischio aziendale. Il locatore partecipa ai rischi aziendali del conduttore solo se viene concordato un affitto orientato al fatturato. Solo in quest'ultimo caso sarebbe possibile prendere in considerazione un adeguamento dei pagamenti anticipati da effettuare se in futuro si prevedono fatturati notevolmente inferiori.
Si raccomanda pertanto di contattare innanzitutto il locatore e cercare amichevolmente insieme a quest´ultimo una soluzione che possa essere soddisfacente a entrambe le parti.
In ogni caso anche la politica sta impiegando tutti i suoi sforzi per cercare di trovare una soluzione per garantire la sopravvivenza economica delle imprese, istituendo programmi di sostegno, rinviando il pagamento delle imposte, favorendo un aumento della liquidità a breve termine, ecc.
Si prega di notare che le osservazioni cui sopra riportate sono di tipo generale e che la situazione è in costante evoluzione. La situazione è poco chiara e nuova a molti settori, per cui restano da vedere ulteriori sviluppi. Allo stesso modo, queste osservazioni non sostituiscono in alcun modo la consulenza legale applicabile ad ogni singolo caso. I professionisti dello studio dmp restano a vostra disposizione per fornire lucidazioni ed assicurare la propria assistenza in ogni singolo caso.

Data: 03/2020

24 Mär
2020

Le imprese nell´emergenza coronavirus- una sintesi sugli aspetti più importanti

La diffusione del coronavirus sta mettendo a dura prova il nostro paese, le nostre interazioni sociali e la produttività economica di un gran numero di aziende.

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La diffusione del coronavirus sta mettendo a dura prova il nostro paese, le nostre interazioni sociali e la produttività economica di un gran numero di aziende.
Qui di seguito desideriamo affrontare brevemente alcune delle questioni attuali che le aziende si trovano ad affrontare in suddetta situazione. Si prega di notare che le informazioni di seguito riportate riflettono prettamente la situazione attuale e possono essere soggette a variazioni nel corso della crisi. Una consulenza individuale viene, inoltre, ritenuta inevitabile in molti casi.

1. Agevolazioni del ministero del lavoro causa riduzione delle ore di lavoro (Kurzarbeitergeld)

(Il Kurzarbeitergeld é una forma di agevolazione simile alla cassa integrazione indotta dalla riduzione dell´orario di lavoro dei dipendenti, secondo la quale il datore di lavoro paga un´ indennità ai dipendenti, ricevendo successivamente un uguale compenso da parte dell´ Agenzia federale del lavoro).
I requisiti di ammissibilità per questo tipo di agevolazione vengono attenuati retroattivamente al 01.03.2020 come segue:

  • riduzione della percentuale di dipendenti soggetti a riduzione dell´attivitá lavorativa da 1/3 al 10 %, il che comporta che  sia sufficiente una riduzione temporanea delle ore lavorative per il 10%della forza lavoro
  • nelle aziende in cui vengono utilizzati accordi sulle fluttuazioni dell'orario di lavoro, si evita l'accumulo di saldi negativi dell'orario di lavoro, cioè non è necessario accumulare prima le ore negative
  • introduzione di agevolazioni causa riduzione degli orari di lavoro anche per i dipendenti temporanei
  • rimborso dei contributi sociali da parte dell'Agenzia federale del lavoro

L´indennitá viene calcolata sulla base della perdita netta di retribuzione. I dipendenti a orario ridotto ricevono generalmente il 60% della retribuzione forfettaria netta perduta. Se nella famiglia vive almeno un figlio, il compenso per l´orario ridotto ammonta al 67% della retribuzione forfettaria netta perduta. Il diritto si protrae per un tempo massimo di 12 mesi. È importante che il contratto di lavoro preveda la possibilitá della riduzione dell´orario lavorativo o che venga raggiunto un accordo corrispondente tra il datore di lavoro e il dipendente o tra il datore di lavoro e i sindacati. Il provvedimento deve essere comunicato in anticipo all'Agenzia federale del lavoro. In seguito a tale comunicazione è possibile richiedere la compensazione delle ore ridotte.

2. Sostegno alla liquiditá fiscale

Al fine di migliorare la liquidità delle imprese, vengono modificate le possibilitá di differimento dei pagamenti delle imposte, di riduzione dei pagamenti anticipati e nell'ambito dell'esecuzione forzata.
Nel dettaglio:
La concessione di rinvii sarà resa più semplice. L´ autoritá fiscale può rinviare le imposte se la riscossione delle stesse dovesse rappresentare un notevole disagio. L´amministrazione fiscale è tenuta a non imporre requisiti rigorosi in materia. Ciò sosterrà la liquidità dei contribuenti posticipando la data di pagamento delle imposte.
I pagamenti anticipati possono essere regolati più facilmente. Non appena sarà chiaro che il reddito dei contribuenti sarà probabilmente inferiore nell'anno in corso, i pagamenti anticipati delle imposte saranno ridotti in modo rapido e semplice. Ciò migliorerà la situazione di liquidità.
Le misure esecutive (p.es. pignoramenti di conti) o gli interessi di mora sono esentati fino al 31.12.2020, a condizione che il debitore di interessi di mora sia direttamente colpito dagli effetti del coronavirus.
Se si desidera usufruire di tali agevolazioni, è possibile contattare direttamente o tramite uno dei nostri consulenti l'ufficio delle imposte competente.

3. Uno scudo protettivo per le imprese e per le aziende

Il governo sta ampliando i programmi esistenti per il sostegno alla liquidità.  Sono previsti anche altri programmi speciali.  Tuttavia, questi devono essere presentati alla Commissione UE per l'approvazione.
Nello specifico, saranno ampliati i seguenti programmi di assistenza in materia di liquidità:
Le condizioni per il KfW Entrepreneur Loan (per le imprese esistenti) e ERP-Gründerkredit-Universal (per le giovani imprese sotto i 5 anni) verranno allentate aumentando l'assunzione di rischio (indennità di responsabilità civile) per i prestiti di capitale circolante e mettendo a disposizione gli strumenti alle grandi imprese con un fatturato fino a 2 miliardi di euro.  Ipotesi di rischio più elevate, fino all'80% per prestiti di capitale circolante fino a 200 milioni di euro, stimoleranno la disponibilità delle banche immobiliari a concedere prestiti.
Per il programma per le grandi imprese, il precedente limite di fatturato di 2 miliardi di euro sarà portato a 5 miliardi di euro.  Questo "prestito KFW per la crescita" sarà convertito e reso disponibile in futuro per progetti attraverso un prestito sindacato senza essere limitato ad un'area specifica.  L'assunzione di rischio verrá aumentata fino al 70%.  Ciò faciliterà l'accesso delle società più grandi ai prestiti sindacati.
I prestiti vengono attuati tramite il KfW.
Le aziende che desiderano usufruire dell'assistenza finanziaria caratteristica dei programmi sopra citati devono contattare la loro banca principale o i loro partner finanziari che si occupano della trasmissione di prestiti KfW. Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito web della KfW all'indirizzo www.kfw.de.

  • Nel caso delle banche di garanzia l'importo massimo della garanzia è raddoppiato a 2,5 milioni di euro. Il governo federale aumenterà del 10% la sua quota di rischio con le banche di garanzia. Al fine di accelerare l'approvvigionamento di liquidità, il Governo Federale sta dando alle banche di garanzia la possibilità di decidere riguardo a garanzia fino ad un importo di € 250.000,00 in maniera indipedente ed entro 3 giorni.
  • Il grande programma di garanzia, che finora è stato limitato alle imprese delle regioni strutturalmente deboli, sarà aperto alle imprese al di fuori di queste regioni. In questo caso il governo federale permette di coprire il finanziamento del capitale circolante e gli investimenti con un requisito di garanzia di 50 milioni di euro e con un rapporto di garanzia fino all'80 %.


Le garanzie vengono attuate tramite le banche di garanzia. Ulteriori informazioni sono disponibili sul portale di finanziamento delle banche di garanzia all'indirizzo www.ermoeglicher.de.
Inoltre, L-Bank ha anche lanciato un programma di "prestito di liquidità". Le aziende con un massimo di 500 dipendenti possono richiedere prestiti tra i 10.000 e i 5 milioni di euro.

4. Indennizzo ai sensi della legge sulla protezione dalle infezioni (IfSchG)

Se effettivamente un dipendente si ammala di coronavirus, se sussiste un sospetto concreto di infezione o se è stata ordinata la quarantena, il datore di lavoro può avere diritto al rimborso delle somme versate ai rispettivi dipendenti nell'ambito del pagamento del salario da parte dell'autorità competente ai sensi del § 3 comma 1 frase 1 della legge sulla continuazione della retribuzione o, in via sussidiaria, ai sensi del § 56 della legge sulla protezione contro le infezioni (IfSG). Tuttavia, ciò puó avvenire solo se l'autorità sanitaria competente ha disposto un divieto di lavoro ai sensi del § 31 della legge sulla protezione contro le infezioni (IfSG). Per avvalersi di tale diritto all´indennizzo deve essere rispettato il termine di 3 mesi previsto dal § 56 comma 11 della legge sulla protezione contro le infezioni (IfSchG).

5. Obbligo di presentare istanza di  insolvenza

Ai sensi del § 15a della legge sull'insolvenza, i membri dell'organo di rappresentanza di una persona giuridica, ossia, nel caso di una GmbH (l´S.R.L. tedesca), l'amministratore o gli amministratori delegati, sono tenuti a presentare l´istanza di fallimento entro 3 settimane dal verificarsi dell'insolvenza o del sovraindebitamento. Attualmente si discute sulla possibilità di estendere temporaneamente questo periodo a 6 settimane, nonostante la legge inerente non sia ancora stata modificata. Al momento, quindi, il periodo di 3 settimane continua ad essere valido. È importante far notare che gli amministratori delegati possono essere perseguibili per il ritardo nella presentazione dell´istanza e che in questo caso l´organo di rappresentanza può essere esposto a sostanziali richieste di risarcimento danni.

6. Viaggi aerei

In primis andrebbe sempre verificato se la compagnia aerea o l´agenzia di viaggio prevedono un equo adeguamento del contratto o delle direttive di per recedere dal contratto.
In caso ciò non venisse offerto, ai sensi del § 651h del codice civile tedesco (BGB) è possibile recedere dal contratto laddove sia stato acquistato un pacchetto turistico. In base a ciò, si recede dal contratto e il tour operator perde il diritto a ricevere il prezzo di acquisto concordato. Una richiesta di risarcimento da parte dell'operatore turistico ai sensi del § 651h Abs.1 Satz 3 non è possibile perché un'epidemia è una condizione eccezionale ai sensi del § 651h, comma 3.
Se il volo è stato acquistato direttamente dalla compagnia aerea, la quale lo ha dovuto cancellare a causa di misure di protezione governative, i passeggeri hanno, ai sensi dell´Art. 5 del regolamento sui diritti dei passeggeri aerei ( Fluggastrechte- VO), diritto al rimborso spese di volo o a un volo di ritorno verso il primo luogo di partenza da effettuarsi il prima possibile (Art. 8 del Regolamento sui diritti dei passeggeri aerei, Fluggastrechte- VO)  e a servizi di assistenza come pasti e sistemazione in albergo (Art. 9 del Regolamento sui diritti dei passeggeri aerei, Fluggastrechte- VO). Il risarcimento (Art. 7 del Regolamento sui diritti dei passeggeri aerei, Fluggastrechte- VO ) non viene corrisposto ai sensi dell'Art. 5, comma 3 del regolamento sui diritti dei passeggeri aerei in caso di circostanze eccezionali, inclusa una pandemia.

7. Cancellazioni hotel

Anche in questo caso andrebbero prima di tutto richiesti all´albergatore un equo adeguamento del contratto o la possibilità di un recesso dallo stesso.
Se l'ospite si ammala, l'hotel ha comunque diritto al pagamento della quota di soggiorno, escluse le spese risparmiate. Lo stesso vale in caso di disdetta a causa della cancellazione di grandi eventi, a meno che l'ospite non abbia prenotato un "pacchetto fiera" presso l'hotel, nel qual caso sarebbe ipotizzabile una disdetta gratuita a causa della perdita della base del contratto ai sensi del § 313 del codice civile tedesco (BGB). Anche un risarcimento forfettario da parte dell'hotel sarebbe ipotizzabile, un´ opzione che viene di prassi nominata nelle condizioni generali dell'hotel. Tuttavia, se la destinazione o l'hotel è in quarantena o non è più accessibile, è possibile effettuare una cancellazione gratuita per cause di forza maggiore. Si consiglia comunque di chiarire la situazione singolarmente, data l´impossibilità in tale campo di determinare una regola di comportamento generale applicabile ad ogni singola situazione.

Si prega di notare che le nostre linee guida generali non sono adatte a sostituire le informazioni fornite durante una singola consulenza. I professionisti dello studio dmp sono a vostra disposizione per fornire lucidazioni ed assicurare la propria assistenza in ogni singolo caso.

Data: 19.03.2020

23 Mär
2020

dmp Milano resta raggiungibile anche durante la crisi Covid 19

Con effetto dal 23.3.20 le autorità Lombarde hanno ordinato la chiusura anche degli studi professionali. Ciò almeno fino al 15.4.2020. Ma la nostra sede di Milano rimane tuttavia raggiungibile.

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Con effetto dal 23.3.20 le autorità Lombarde hanno ordinato la chiusura anche degli studi professionali. Ciò almeno fino al 15.4.2020.

La sede di Milano di dmp, tuttavia, si era preparato per tempo per questa situazione per poter essere gestita “virtualmente” se necessario. Queste attività preparatorie ora acconsentono che dmp Milano resterà raggiungibile sia telefonicamente che via e-mail e che l’assistenza legale  ed il supporto dei nostri clienti saranno garantiti anche in futuro.

Termini processuali sono allo stato (dal 9.3.2020 e per il momento fino al 15.4.2020) sospesi; udienze si tengono solo in casi di assoluta urgenza.

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