22 Jun
2018

Recesso dal contratto di agenzia durante il periodo di prova:va pagata l’indennità di fine rapporto

Un agente può avere diritto all’indennità di fine rapporto, anche quando il contratto viene terminato durante il periodo di prova.

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Un agente può avere diritto all’indennità di fine rapporto, anche quando il contratto viene terminato durante il periodo di prova.

Della problematica si è recentemente occupata la Corte di Giustizia UE. Nella fattispecie specifica, un agente che lavorava il Francia aveva un periodo di prova di 12 mesi. Il contratto è stato terminato dopo sette mesi e il preposto si è rifiutato di pagare l’indennità.

La Corte Europea ha deciso che nonostante la risoluzione del contratto di agenzia durante il periodo di prova, all’agente spetta l’indennità di fine rapporto. Il periodo di prova non esclude il diritto alla indennità. I casi in cui il pagamento è escluso vengono disciplinati dall’art. 18 della Direttiva concernente gli agenti di commercio del 1986. Sebbene la sentenza riguardi una fattispecie che ha avuto luogo in Francia, la decisione riguardante la cessazione del rapporto di agenzia ha rilevanza anche per la Germania e l’Italia. In entrambi i paesi è stata recepita la direttiva.

Le norme nazionali che disciplinano i casi in cui l’indennità di fine rapporto non è dovuta riportano i casi previsti dalla direttiva (§ 89 b comma 3 codice di commercio tedesco ed art. 1751 comma 2 cc). Pertanto, le norme nazionali vanno interpretate in conformità con la direttiva concernente gli agenti di commercio.

Questo significa che in caso di recesso dal contratto di agenzia durante il periodo di prova, anche il giudice italiano o tedesco dovrà seguire le indicazione della Corte Europea.

Un ulteriore precisazione della Corte sul recesso dal contratto di agenzia durante il periodo di prova

La Corte ha aggiunto, inoltre, un’altra cosa. Anche mediante un accordo contrattuale non è lecito escludere il diritto all’indennità di fine rapporto a seguito del recesso dal contratto di agenzia per il periodo di prova perché renderebbe maggiormente gravoso il diritto dell’agente a ricevere l’indennità. Come, tra l’altro previsto anche dall’art. 1751 c.c. e dal § 89 b codice del commercio tedesco.

Pertanto, il preposto deve prepararsi a pagare l’indennità di fine rapporto anche in caso di risoluzione del contratto di agenzia durante il periodo di prova.

(Corte di Giustizia UE, Quarta Sezione, sentenza 19 aprile 2018, causa C-645/16)

22 Jun
2018

Prescrizione dell’azione per vizi in compravendite internazionali – Studio legale internazionale DM&P

La consulenza di uno studio legale internazionale nell’ambito della compravendita internazionale di merci, disciplinato dalla CISG (Convenzione internazionale sulla vendita di beni mobili), risulta determinante, in quanto si pone con frequenza la problematica del termine per la denuncia dei vizi e del coordinamento della legislazione comunitaria e nazionale.

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La consulenza di uno studio legale internazionale (inserire un link all’home page sul termine in grassetto) nell’ambito della compravendita internazionale di merci, disciplinato dalla CISG (Convenzione internazionale sulla vendita di beni mobili), risulta determinante, in quanto si pone con frequenza la problematica del termine per la denuncia dei vizi e del coordinamento della legislazione comunitaria e nazionale.

La questione non è di poco conto quando, per effetto del richiamo alla normativa nazionale, vengono applicate disposizioni di legge quali quelle contenute nel codice italiano dalle quali derivano stringenti termini di prescrizione e la decadenza dall’azione.

Un esempio di sentenza fornita dalla Studio legale internazionale di Milano Derra Meyer & Partner

Per rendere chiaro il concetto, noi dello studio legale internazionale Derra, Meyer & Partner, vi proponiamo l’esempio di una recente sentenza, in cui il Tribunale di Breda (Paesi Bassi), in un caso in cui la fornitura merci era disciplinata dalla CISG, e per quanto in essa non previsto dalla legislazione italiana, ha respinto la domanda di condanna al risarcimento dei danni avanzata dal compratore accogliendo l’eccezione di prescrizione sollevata dal venditore italiano.

Nel caso esaminato dalla Corte olandese, il compratore aveva svolto una serie di contestazioni sui vizi della merce. La società italiana si era difesa nel merito, ma anche eccependo l’intervenuta prescrizione.

Il Tribunale ha accertato che la CISG non contempla alcun termine di prescrizione all’art. 39 II comma della Convenzione, diversamente da quanto previsto dal diritto italiano all’art. 1495 c.c. .

Il Tribunale ha, quindi, applicato in toto la normativa italiana sulla prescrizione, ai fini di determinare il termine di decorrenza, le ipotesi di sospensione ed interruzione della prescrizione, con l’unica eccezione della durata del termine di prescrizione prorogata a due anni in analogia al termine individuato dalla CISG all’art. 39 2° comma (invece che un anno come disposto dall’art. 1495 c.c.).

Il Tribunale ha così dichiarato prescritta la richiesta avanzata dalla società acquirente ex art. 1495 c.c. allungando al periodo di due anni il tempo di prescrizione, secondo quando previsto dalla CISG.

Sarà pertanto opportuno nei rapporti commerciali con l’Italia avere ben presente anche le norme del codice civile italiano sulla prescrizione e per questo è importante farsi assistere dallo studio Derra Meyer & Partner, uno dei migliori studi legali internazionali a Milano centro e non solo.

01 Dez
2017

La Cassazione Italiana riconosce per la prima volta il risarcimento dei punitive damages USA

Con sentenza 16601 del 5 luglio 2017 la Cassazione ha rivisto il proprio orientamento e la nozione di ordine pubblico, riconoscendo per la prima volta l’efficacia in Italia di tre sentenze emesse da Tribunali degli Stati Uniti adottate in una causa relativa ad un incidente motociclistico...

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Con sentenza 16601 del 5 luglio 2017 la Cassazione ha rivisto il proprio orientamento e la nozione di ordine pubblico, riconoscendo per la prima volta l’efficacia in Italia di tre sentenze emesse da Tribunali degli Stati Uniti adottate in una causa relativa ad un incidente motociclistico, senza dunque cassare la sentenza della Corte d'Appello di Venezia, la quale aveva espressamente escluso la violazione dell'ordine pubblico in questi tre casi.

Tale nuova valutazione emenda il precedente (di cui alla sentenza numero 1781 del 2012), secondo il quale nell'ordinamento italiano il diritto al risarcimento del danno conseguente alla lesione di un diritto soggettivo non è riconosciuto con caratteristiche e finalità punitive ma solo in relazione all’effettivo pregiudizio subito del titolare del diritto leso.

Notoriamente i punitive damages consistono nel riconoscimento al danneggiato di una somma ulteriore rispetto a quella necessaria a compensare il danno subito, nel caso in cui il danneggiante abbia agito con dolo o colpa grave.

Con la menzionata sentenza numero 16601/2017 dunque la Suprema Corte indica che non è incompatibile con l'ordinamento italiano l’istituto di risarcimento punitivo, nella misura in cui il riconoscimento di una sentenza straniera contenga tale pronuncia e laddove quest'ultima sia stata presa nell'ordinamento straniero su basi normative che garantiscono la tipicità delle ipotesi di condanna, la prevedibilità della stessa (ed i limiti quantitativi proporzionati al fatto illecito), nonché in forza di un giusto processo.

Si tratta di una novità di particolare rilievo che obbligherà i giuristi italiani ad un maggiore controllo ed approfondimento sui casi provenienti dagli Stati Uniti, e che sarà certamente foriera di tentativi di emulazione del concetto giuridico, anche all'interno del nostro sistema giuridico soprattutto in relazione alle responsabilità legate ai produttori di beni che possono causare danni.

Avvocato Mario Dusi
DusiLaw Legal&Tax in collaborazione con lo studio Derra, Meyer & Partner, Milano.

 

07 Sep
2017

Ulteriori inasprimenti della normativa sulla protezione dei dati previsti dal Regolamento privacy

Questa seconda parte della nostra serie di articoli è dedicata alla spiegazione dei singoli cambiamenti intervenuti nella normativa sulla protezione dei dati personali apportati del Regolamento privacy.

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Questa seconda parte della nostra serie di articoli è dedicata alla spiegazione dei singoli cambiamenti intervenuti nella normativa sulla protezione dei dati personali apportati del Regolamento privacy. Cercheremo di fornire una visone d’insieme dei cambiamenti più rilevanti.

La prassi prevista per le sanzioni non è l’unico inasprimento della normativa sui dati personali previsto dal Regolamento privacy. Il Regolamento apporta ulteriori modifiche che influenzano anch’esse l’applicazione delle sanzioni. In particolare:

-              Obblighi informativi completi e proattivi

In futuro, ogni qual volta vi sarà l’utilizzazione di dati personali, l’interessato dovrà essere informato molto più proattivamente in merito all’utilizzo dei suoi dati. In alcuni casi, dovrà essere indicato il fondamento giuridico che giustifica la raccolta dei dati di una persona. Questo è possibile solo se il responsabile dei dati personali svolge indagini e verifiche in merito al trattamento dei dati.

-              Ampliamento della copertura degli errori sui dati

Nei casi di cosidetto“data breach”, ossia, ogni qual volta si verifichi la violazione di sicurezza che comporta accidentalmente o in modo illecito la distruzione, la perdita, la modifica, la divulgazione non autorizzata o l’accesso ai dati personali trasmessi, conservati o comunque trattati, bisogna notificare lo stesso “data breach” all’autorità di sorveglianza competente e al soggetto protetto. Questa comunicazione da fornire dovrà essere molto più ampia rispetto a quanto avveniva precedentemente e dovrà essere fatta in pochi giorni. L’omissione della notificazione degli errori commessi è di nuovo di per sé sanzionabile.

-              Obbligo di coordinamento con l’autorità di sorveglianza.

Quando vengono trattati dati personali rischiosi è necessario valutare le possibili conseguenze del trattamento e, allo stesso tempo, bisogna consultare l’autorità di vigilanza in merito al trattamento dei dati.

-              Ampliamento della responsabilità

il risarcimento del danno dovuto dal prestatore di servizi, in relazione alla sua responsabilità, verrà incrementato. Figurativamente parlando, per quanto riguarda la sua responsabilità, il prestatore di servizi sarà “sulla stessa barca” di colui che ha conferito l’incarico. In questo caso sarà necessario regolare contrattualmente la limitazione della responsabilità.

-              I nuovi diritti dei soggetti protetti

Le informazioni dovranno essere in futuro rilasciate ai soggetti interessati senza ritardi, in ogni caso entro un mese. In più è previsto anche il diritto alla portabilità, così come il diritto all’oblio dei dati. Sono previste sanzioni se i dati dei soggetti protetti verranno trattati in maniera scorretta. I diritti degli interessanti vengono infatti ampliamente rafforzati, gran parte del Regolamento è dedicato ai singoli diritti degli interessati e alla loro modalità di esercizio. A tal proposito sono stati introdotti numerosi cambiamenti in tema di diritto di limitazione del trattamento, in tema di diritto alla portabilità dei dati e in tema di diritto di opposizione alla profilazione. Il Regolamento privacy prevede inoltre in alcuni casi delle restrizioni all’esercizio dei diritti sopraindicati (ad. es. nei casi di sicurezza nazionale, in quelli in cui diventa rilevante la prevenzione e repressione dei reati, ecc.).

-              Obblighi di organizzazione

Il nuovo Regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali obbliga in molti casi, come ad esempio per quanto riguarda la realizzazione dei diritti degli interessati, a costruire strutture organizzative. La sola mancanza di queste strutture è di per sé sanzionabile.

-              Responsabilità

Il nuovo regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali definisce esplicitamente un completo e sfaccettato catalogo di principi generali, la cui osservanza - diversamente da prima - è demandata alla sola impresa. Questo significa che, non solo il rispetto della legislazione sulla protezione dei dati personali viene verificato nei singoli casi, ma anche che la compliance sulla protezione dei dati personali viene trasferita nel “campo organizzativo”.

-              Il trasferimento dei dati all’estero

Anche la disciplina sul trasferimento dei dati personali all’estero viene riformulata in maniera innovativa dalla nuova legislazione in materia di privacy.

Il regolamento subordina la legittimità dei trasferimenti di dati verso Paesi extra Ue ad una valutazione di adeguatezza da parte della Commissione europea circa il livello di protezione assicurato in quel determinato Stato. In assenza di una decisione di questo tipo, il trasferimento potrà avvenire solo in presenza di garanzie adeguate (ad es., clausole tipo di protezione dei dati, norme vincolanti d’impresa, clausole contrattuali) o nel caso ricorrano particolari evenienze.

Il Safe Harbor e lo scudo americano-europeo sulla privacy sono temi che hanno particolarmente colpito l’opinione pubblica e che hanno messo al centro della discussione dei soggetti coinvolti, dell’autorità e dell’opinione pubblica il tema del trasferimento dei dati personali all’estero. Vengono poste domande nuove soprattutto in relazione all’impiego di soluzioni IT da parte dei prestatori di servizi – non solo per il Cloud-Computing - e in relazione al trasferimento dei dati tra aziende collegate fra loro.

-             Scoperta di infrazioni

Le infrazioni interne all’azienda devono essere valutate alla luce della legislazione in materia di protezione dei dati personali. Anche le strutture di compliance aziendali e le azioni da mettere in atto nel caso di infrazioni interne all’azienda– come attualmente è stato reso noto dalla stampa- devono adattarsi alla nuova normativa sul trattamento dei dati personali. Se questi obblighi sono prescritti dalla legge, oppure, se sono autoimposti dall’azienda stessa (per es. Whistleblowing), essi devono essere obbligatoriamente rivalutati prendendo come riferimento il nuovo Regolamento. La compliance relativa alla normativa sulla protezione dei dati deve essere assicurata anche dopo l’entrata in vigore del regolamento privacy.

-              La compliance del trattamento dei dati personali come obbiettivo da perseguire per i mandatari e per i fornitori

Sempre di più, l’azienda stipula contratti, soprattutto nel caso dei contratti di collaborazione, con i quali il mandante viene obbligato contrattualmente al rispetto della protezione dei dati personali. La mancanza di trasposizione nei contratti delle disposizioni del regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali porta, in aggiunta alle sanzioni previste dal Regolamento, alla violazione degli obblighi contrattuali.

Multe, Richiami, azione collettiva

Oltre al problema delle sanzioni vi è anche il pericolo di ricevere richiami per attività di concorrenza sleale. È stata infatti introdotta alla fine del 2015 la possibilità di avvalersi dell’azione collettiva nei casi di violazione della normativa sul trattamento dei dati personali. Il regolamento privacy contemplerà ulteriori tipi di azioni legali.

Avvocato Manuela Ferrari

Rechtsanwalt Dr. Jens Eckhardt

27 Jul
2017

IL NUOVO REGOLAMENTO PRIVACY DELL’UNIONE EUROPEA - UN PRIMO APPROCCIO

Il 25.05.2016 è entrato in vigore il nuovo Regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali (regolamento privacy).

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Il 25.05.2016 è entrato in vigore il nuovo Regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali (regolamento privacy). Il Regolamento privacy riforma completamente la disciplina del trattamento dei dati personali.

Il Regolamento è parte del Pacchetto protezione dati, l'insieme normativo che definisce un nuovo quadro comune in materia di tutela dei dati personali per tutti gli Stati membri dell'UE e comprende anche la Direttiva (UE) 2016/680 in materia di trattamento dei dati personali nei settori di prevenzione, contrasto e repressione dei crimini.

Il periodo che precede il 25.05.2018, giorno prefissato per l’inizio dell’applicazione del Regolamento privacy, dovrà essere utilizzato per adattare il sistema di elaborazione dei dati personali alla nuova normativa.

Vediamo in questo primo articolo che introduce i successivi interventi che pubblicheremo sul nuovo Regolamento Privacy a chi si applica il Regolamento, quali sono le conseguenze della mancata applicazione e perché occorre rispettare le nuove regole.

1. A quali situazioni si applicano le nuove regole?

Nell’immediato e in futuro, al fine di applicare correttamente il Regolamento europeo privacy, è determinante sapere se vengono trattati i dati di una persona fisica. Il regolamento privacy si applica infatti a tutti dati riconducibili alla persona fisica. Non vengono protetti i dati relativi alle persone giuridiche (per es.: S.r.l., S.p.A., cooperative).

Diversamente da quanto previsto dalla normativa per la tutela dei consumatori e da quella per la salvaguardia della concorrenza e dei mercati non è essenziale determinare se i dati trattati siano quelli di un piccolo imprenditore, di un consumatore, o di un privato; il Regolamento tutela senza fare alcuna distinzione tutte le persone fisiche. Il Regolamento si applica chiaramente ai privati, sia in quanto clienti, che in quanto dipendenti di un’azienda, si applica inoltre ai clienti di un’impresa, ai fornitori e a tutte le persone coinvolte nelle relazioni commerciali. Occorre tenere presente che anche nei rapporti commerciali tra due persone giuridiche (per es. quando si stipula un contratto) possono emergere di fatto i dati relativi alle persone fisiche (si pensi per es. ai dati del referente, del rappresentate legale, ecc.).

Il Regolamento privacy si è soprattutto focalizzato su temi che riguardano il web, come Cookies e indirizzi IP. Il Regolamento non si applica invece ai dati provenienti esclusivamente dai macchinari, i quali nell’ambito dell’ l’industria 4.0, hanno notevole importanza. Talvolta, si tralascia però la necessità di dover applicare la normativa in materia di protezione dei dati personali a quei dati che emergono quando indirettamente si viene a conoscenza dei dati personali di una persona fisica (ad es. i dati relativi alla persona che consegna il macchinario in azienda). In questo caso infatti il “Big Data” non riesce a capire di dover effettuare una verifica sui dati personali.

Il regolamento privacy mostra i suoi limiti proprio nelle tematiche relative al web e ai nuovi procedimenti che interessano i dati già elaborati una prima volta. Per questo è di importanza fondamentale verificare l’ambito di applicazione della nuova normativa e identificare e valutare le forme alternative di strutturazione dei dati.

In conclusione, è difficile trovare un ambito dell’impresa che non viene incluso nella disciplina della protezione dei dati personali

2. Le conseguenze della normativa sulla protezione dei dati personali

I dati relativi alle persone fisiche possono essere trattati solamente quando vi è il consenso della persona coinvolta oppure quando una disposizione di legge ne permette l’elaborazione (Divieto con riserva di autorizzazione).

Ciò significa che ogni tipo di trattamento dei dati personali di una persona fisica è proibita quando colui che elabora i dati non può provare e giustificare la liceità del trattamento. Questa regola, da tempo prevista nel nostro ordinamento e ripresa dal regolamento privacy, non subirà alcun cambiamento. Le modifiche approntate dal regolamento verranno più avanti approfondite nel paragrafo intitolato: “Ciò che è lecito non rimarrà automaticamente lecito”!

La legislazione sulla protezione dei dati personali identifica, come principio fondamentale da rispettare, la trasparenza della procedura del trattamento dei dati nei confronti delle persone coinvolte. In breve: è necessario assicurarsi, informando proattivamente la persona coinvolta, che essa sappia in ogni momento chi, per cosa e con quale scopo tratta i suoi dati personali. Mentre la vecchia normativa considerava quanto sopra descritto in tema di obbligo di trasparenza sufficiente, il Regolamento privacy amplia notevolmente questo ambito della disciplina. Le novità sono così ampie che in futuro tra le informazioni da comunicare alla persona coinvolta ci saranno l’indicazione dei fondamenti giuridici e   degli interessi legittimi alla base del trattamento dei dati.

In relazione all’informativa proattiva a favore delle persone coinvolte saranno necessari degli adattamenti. Si rischia infatti di violare la normativa palesemente e di incorrere in sanzioni che sono difficili da contestare.

I dati personali relativi alle persone fisiche possono essere utilizzati solo allo scopo per cui sono stati legittimamente raccolti. Per utilizzare questi dati per un altro scopo deve esserne verificata l’ammissibilità, ovvero, bisogna accertare che vi sia il consenso della persona oppure, che la legge ne ammetta il trattamento.

Il principio che prevede il vincolo del trattamento dei dati allo scopo da perseguire comporta quindi che anche i dati raccolti una prima volta legittimamente non potranno essere trattati una seconda volta liberamente.

Il principio che postula di evitare o minimizzare la trasmissione dei dati richiede che vengano raccolti e utilizzati solo i dati necessari allo scopo prefissato e che tutti i procedimenti e i sistemi utilizzati siano strutturati in modo che venga rispettato lo scopo del trattamento. Tutto questo richiederà uno sforzo aggiuntivo. Fino ad oggi infatti, questo principio è stato trascurato a causa dei problemi strutturali del sistema sanzionatorio. Il Regolamento privacy prevede invece sanzioni che seguono il principio che postula di evitare o minimizzare la trasmissione dei dati, stabilendo sanzioni che possono arrivare fino a 20 milioni di euro, inoltre, l’incaricato del trattamento dei dati personali è da ritenere, in relazione all’applicazione di questo principio, legalmente responsabile per le sue azioni.

3. Perché la Sua azienda dovrà adeguarsi alle nuove regole

L’ambito di applicazione sopra descritto non è nuovo. Se si segue il motto “avanti così” si rischia però di non vedere quali sono i mutamenti apportati dal nuovo Regolamento.

Difatti la vera novità è costituita dal rischio che le infrazioni siano scoperte. Il regolamento privacy non solo inasprisce le sanzioni in modo drastico, ma prevede anche il rispetto di ulteriori requisiti nel trattamento dei dati.

Le sanzioni potranno arrivare fino a 10 / 20 milioni di euro a seconda dell’infrazione commessa

Le sanzioni saranno sicuramente più elevate e allo stesso tempo è prospettabile, che a seguito dell’applicazione del Regolamento privacy, vengano comminate una quantità maggiore di sanzioni. Il legislatore esige l’effettività delle sanzioni quando sono prescritte dalla legge. La discussione sulla nuova normativa è ancora in corso ed è ancora aperto il problema se l’autorità di sorveglianza possa, come ha fatto in precedenza, desistere dal comminare una sanzione, quando essa è prevista dalla legge (parola chiave: obbligo di sanzionare). Anche le stesse autorità di sorveglianza per la protezione dei dati personali non escludono che in futuro saranno inflitte sanzioni d’importo maggiore e numericamente più elevate.

Gli obblighi, la cui inosservanza porta a comminare una sanzione, vengono ampliati dal regolamento privacy. Quindi come si diceva prima, se si segue il motto “avanti così” e non si rispettano gli obblighi introdotti dal regolamento si rischia di cadere nelle trappole della nuova normativa.

Rechtsanwalt Dr. Jens Eckhardt

Avvocato Manuela Ferrari

 

05 Jul
2017

Nuovo Regolamento sulle procedure di insolvenza in Italia

Il nuovo Regolamento 848/2015 sulle procedure di insolvenza entrato in vigore il 25 giugno 2015 sarà applicato alle procedure di insolvenza aperte successivamente al 26 giugno 2017.

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Il nuovo Regolamento 848/2015 sulle procedure di insolvenza entrato in vigore il 25 giugno 2015 sarà applicato alle procedure di insolvenza aperte successivamente al 26 giugno 2017.

Una prima novità a livello di impostazione generale: le procedure fallimentari non sono considerate solo a livello liquidatorio, ma come strumenti per conservare l’organizzazione imprenditoriale con la finalità, espressamente dichiarata dal Regolamento, di garantire “il buon funzionamento del mercato interno”.

Rispetto al precedente Regolamento (848/2015) queste le principali novità.

In primo luogo,  risulta ampliato l’ambito di applicazione del nuovo Regolamento (art. 1), nel cui perimetro rientrano non solo le procedure fondate sullo stato di insolvenza o che prevedono lo spossessamento del debitore, o la nomina di un Curatore, ma anche a quelle che prevedono la sottoposizione dei beni  del debitore al controllo / sorveglianza del Giudice o a quelle per cui la sospensione dalle azioni esecutive è concessa  da un Giudice o prevista dalla legge.

In concreto, l’allegato A al regolamento che contiene l’elenco delle procedure concorsuali che rientrano nell’applicazione del Regolamento, per quanto concerne l’Italia comprende anche:
- gli accordi di ristrutturazione dei debiti;
- le procedure di composizione delle crisi da sovra indebitamento;
- la liquidazione dei beni.

Per quanto concerne la competenza giurisdizionale, fermo restando il principio secondo il quale la procedura deve essere aperta  innanzi al giudice del luogo in cui è situato il centro di interessi principale del debitore, sono state introdotte alcune specificazioni e presunzioni.

Il centro di interessi principali (ossia COMI, acronimo di Center Of Main Interest) è definito come quel “luogo in cui il debitore esercita la gestione dei suoi interessi in modo abituale e riconoscibile da terzi”.

Le presunzioni introdotte dall’art. 3 del Regolamento  situano il COMI, per le società  e le persone giuridiche, in coincidenza con il luogo nel quale è situata la sede legale; per le persone fisiche che esercitano un’attività  imprenditoriale e/o professionale, nel luogo in cui è il centro principale di tale attività e per le persone fisiche il luogo di residenza.

Tra i propositi perseguiti, così come sancito dal Considerando 29 del Regolamento, vi è poi quello di reprimere il fenomeno del c.d. “forum shopping pretestuoso o fraudolento”.

Per forum shopping si intende, in questo contesto, la pratica che si sostanzia nel trasferimento della sede o dei beni sociali da uno Stato membro all’altro con l’obiettivo di ottenere una posizione giuridica più favorevole a danno della massa dei creditori.

In concreto, il motivo dello spostamento della sede sociale all’estero potrebbe essere quello di godere di una normativa straniera meno incisiva per quel che riguarda la tutela dei creditori privilegiati oppure quello di inibire eventuali azioni revocatorie.

Proprio nell’ottica di neutralizzare tali pratiche, le presunzioni di cui all’art. 3 del Regolamento non operano qualora nei 3/6 mesi precedenti all’apertura della Procedura la sede legale o la residenza siano state mutate.

Particolare attenzione  è poi posta per le procedure secondarie (non necessariamente volte alla liquidazione) con il chiaro intento da parte del nuovo Regolamento di rendere  più armonioso il coordinamento fra procedura principale e secondaria con la espressa previsione di una specifica disciplina per la cooperazione e le comunicazioni fra organi delle procedure, fra amministratori e giudici e fra i giudici dei vari Stati.

Anche nel caso di gruppo di società una precisa regolamentazione  (artt. 56/77) prevede  una procedura di insolvenza ad hoc e nel caso in cui siano aperte procedure di insolvenza  per diverse società del gruppo un obbligo di reciproca collaborazione e comunicazione per gli amministratori dei vari gruppi. 

Sempre nell’ottica di una migliore collaborazione sono stati istituiti  (con termine a decorrere dal 26.06.2018) i registri elettronici fallimentari in cui vengono pubblicate tutte le informazioni sulle procedure di insolvenza nei vari Stati. I registri dovranno poi essere interconnessi (a decorrere dal giugno 2019) a cura della Commissione sul portale europeo della giustizia elettronica, in modo da facilitare l’accesso alle informazioni contenute da parte di creditori e giudici nazionali. 

Avvocato Manuela Ferrari

dmp.milano@derra.it

Eventi

Eventi
26 Jun
2018

Workshop Absatzmarkt Italien

Rechtliche Tipps für das Italien-Geschäft

Referent: Stefanie Lebek

Veranstalter: IHK Düsseldorf

Programm und Anmeldung
23 Nov
2017

Vendere e distribuire in Germania

Opportunità e difficoltà

Referent: Karl-Heinz Lauser, Ruth Witten-Violetti

Ort: Pesaro, Italien

Programma