Risanamento aziendale, Insolvenza e Amministrazione controllata

Anno dopo anno, le procedure di insolvenza causano notevoli perdite economiche che devono essere evitate per quanto possibile attraverso misure di risanamento aziendale e riorganizzazione. Il nostro studio legale fornisce consulenza ed assistenza nell’ambito dell’insolvenza del risanamento aziendale ; essa si svolge, quindi, già prima dell’apertura, e prosegue in collegamento con la procedura di insolvenza stessa. Alcuni dei nostri avvocati in Germania svolgono anche il ruolo di curatori fallimentari e gestiscono, pertanto, le procedure d’insolvenza in prima persona in tutte le loro fasi.

In Italia lo studio Derra, Meyer & Partner accompagna le aziende in primis nella fase di accertamento e insinuazione del credito assiste le imprese sia che desiderano acquistare dei beni da una massa fallimentare sia in eventuali procedimenti iniziati da curatori italiani ad esempio per revocare pagamenti effettuati.

L’attuale codice d’insolvenza tedesco – così come ora anche il nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza italiano – mette al centro non solo la liquidazione di una azienda ma, soprattutto, il  risanamento aziendale e così la sua  permanenza sul mercato. Così cambia anche la percezione della crisi d’impresa nella mentalità comune.

In Germania, inoltre, anche le persone fisiche possono essere “insolventi” e alla fine della procedura hanno la possibilità di ottenere l'annullamento del debito residuo e quindi un "nuovo inizio" per un'ulteriore partecipazione alla vita sociale ed economica.

L’amministrazione controllata in Germania fa, invece, parte delle misure di esecuzione. Tale procedura può essere avviata dai creditori a favore dei quali è registrato un onere fondiario o un'ipoteca sui beni del debitore. Nell’amministrazione controllata un amministratore nominato con ordinanza del tribunale viene chiamato a gestire l'immobile in questione e a garantire gli interessi del creditore (reddito da locazione o da locazione).

Consulenza da parte dei nostri avvocati per procedura di insolvenza, ristrutturazione aziendale e amministrazione controllata

La competenza dello studio legale Derra, Meyer e Partner si basa su oltre 30 anni di esperienza nella ristrutturazione aziendale e nella gestione di procedure d’insolvenza. Di seguito si riportano alcuni esempi delle nostre competenze chiave:

Piano di c.d. autogestione e di insolvenza:
Che si tratti di ristrutturazione aziendale stragiudiziale o giudiziale, di supporto nelle procedure specifiche tedesche di autogestione o del piano d'insolvenza, Derra Meyer & Partner dispone delle competenze e dei mezzi necessari per una consulenza e rappresentanza a 360 gradi. I nostri avvocati che da anni lavorano in questo settore accompagnano le aziende nelle c.d. procedure di insolvenza autogestite elaborando piani di insolvenza e curandone l'attuazione.

Gestione delle procedure di insolvenza:
Nella gestione delle procedure di insolvenza, i professionisti  di Derra, Meyer & Partner sono impegnati in primis nella tutela degli interessi dei creditori e mirano alla loro migliore soddisfazione possibile. Particolare attenzione viene prestata anche alla protezione degli interessi dei dipendenti. Il modo migliore per raggiungere un'equa riconciliazione degli interessi è, nella nostra esperienza, basato sul principio della comunicazione trasparente e della comprensione dei diversi interessi.

Liquidazione stragiudiziale in caso di sovraindebitamento privato:
Il fallimento di un'attività autonoma porta spesso a un sovraindebitamento privato. In questi casi, cerchiamo di entrare in un dialogo con i creditori per facilitare il regolamento stragiudiziale del debito. Se tali tentativi non dovessero portare ad una soluzione, accompagneremo i nostri clienti anche nelle procedure giudiziarie con l'obiettivo di annullare il debito residuo, tenendo conto delle possibilità di insolvenza.

Riduzione dei rischi di responsabilità personale dell’organo amministrativo:
Per gli organi di una società (amministratori, consiglio di amministrazione) si tratta spesso di minimizzare i rischi di responsabilità personale a livello civile e penale (ritardo di insolvenza). In questo campo possiamo fornire un importante supporto.

Consulenza ai creditori:
Anche per i creditori di (imminenti) procedure concorsuali sorgono complesse questioni relative all'insolvenza di un partner commerciale. Esse spaziano dalla partecipazione alla procedura (comitato dei creditori) alle questioni relative all'esistenza e all'attuazione dei propri diritti di garanzia fino alla insinuazione dei crediti o alla difesa contro le revocatorie del curatore fallimentare. Saremo lieti di fornirvi una consulenza completa.

Competenze speciali dei nostri avvocati in ambito nazionale e internazionale

I professionisti di Derra, Meyer e Partner lavorano da anni nell’ambito delle procedure di insolvenza nazionali ed internazionali, svolgendo – nelle procedure in Germania - anche ruoli gestionali. Alcuni di essi hanno conseguito il titolo tedesco di avvocato specializzato nel diritto d’insolvenza. Per problematiche specifiche possiamo avvalerci delle conoscenze dei 40 avvocati e consulenti fiscali del nostro studio, ognuno dei quali ha conoscenze specialistiche. Nel corso degli anni abbiamo instaurato collaborazioni con consulenti fiscali e revisori indipendenti di nostra fiducia, che ci aiutano a gestire questioni fiscali e contabili particolarmente impegnative.

Lo studio legale Derra, Meyer und Partner ha i propri uffici in Italia e Polonia e collabora con partner in Russia e Turchia. Grazie alla sua appartenenza alla rete di avvocati DIRO AG e alla rete di avvocati e commercialisti WIRAS, il nostro studio può operare in tutta Europa. Infatti, Derra, Meyer & Partner segue spesso incarichi collegati ad insolvenze transfrontaliere ed internazionali (cross-border insolvency). La diffusione in più paesi e le reti professionali interazionali ci consentono di gestire in modo personalizzato le esigenze della clientela nelle procedure di insolvenza nazionali e internazionali – con un particolare focus sui paesi di lingua tedesca con legami con l’Italia e la  Polonia e viceversa - che spaziano dalle questioni relative all'insolvenza della  società di persone alla società per azioni quotata in borsa.

Inoltre, i nostri avvocati sono spesso autori di articoli sugli attuali sviluppi in diversi settori speciali del diritto fallimentare - come l'insolvenza transfrontaliera o il diritto fallimentare italiano e polacco.

I Vostri Avvocati

News

28 Dez
2020

Follow up Legge sulla ristrutturazione in Germania: È legge il “quadro giuridico di ristrutturazione extragiudiziale”

Prima di Natale, il Parlamento tedesco e successivamente anche la seconda Camera hanno approvato la legge di riforma del diritto d’insolvenza volta a recepire la Direttiva 2019/1023 EU che si applica dal 1° Gennaio 2021.

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Nella sua ultima seduta prima di Natale, il Parlamento tedesco  (“Bundestag”) e successivamente anche la seconda Camera (“Bundesrat”) hanno approvato la legge di riforma del diritto d’insolvenza volta a recepire la Direttiva 2019/1023 EU che si applica dal 1° Gennaio 2021. Ma le modifiche che ha subito l’ambizioso disegno di legge durante l’iter parlamentare ne hanno fatto una “semplice riforma” anziché far uscire una “rivoluzione” come alcuni si aspettavano inizialmente. 

Una delle modifiche più importanti che il disegno di legge ha subito da ultimo è stato il “taglio” che hanno subiti i tools di ristrutturazione messi a disposizione degli addetti ai lavori: a seguito di certe “rimostranze” sollevate anche da parte della seconda camera (“Bundesrat”) e da parte delle banche, ma non solo, in particolare non sarà possibile nemmeno in futuro (al di fuori da una procedura fallimentare vera e propria) intervenire “forzatamente” su contratti pendenti. Questo “potere” resterà riservato ad un curatore fallimentare “vero” nominato in seno di una procedura fallimentare. Sul punto la nuova legge tedesca si discosta, quindi, notevolmente da quella da poco in vigore in Olanda.

È stato invece introdotta la facoltà (tuttavia riservata a casi eccezionali) di costituire un “comitato di creditori” (“Gläubigerbeirat”). In effetti, qualora la ristrutturazione riguarda tutti i creditori, allora si potrà costituire un comitato di creditori all’interno del quale essi si possono “coordinare”. Potrà essere nominato come membro anche un rappresentante dei dipendenti sebbene i diritti di questi ultimi non possono essere in alcun caso “toccati” dal piano di ristrutturazione.

Ciò significa che la nuova legge riguardante un “Quadro di ristrutturazione fuori da una procedura d’insolvenza (“Gesetz über den Stabilisierungs- und Restrukturierungsrahmen für Unternehmen - StaRUG”), approvata con la maggioranza del governo (CDU e SPD) contro i voti dei Verdi (“Bündnis 90/Die Grünen”) e della sinistra (“Die Linke”) si limita a mettere a disposizione un quadro legislativo atto a facilitare soprattutto ristrutturazioni finanziarie di grandi imprese. Sono state respinte, invece, le richieste formulate in particolare da parte dei Verdi di cogliere l’occasione dell’intervento del legislatore per mettere a disposizione una procedura semplificata adatta ed “alla portata” anche di piccole e medie imprese.

Parallelamente è stata prorogata per il momento sino al 31 gennaio 2021 (ma con facoltà concessa all’amministrazione di decretare un’ulteriore proroga sino al 31 marzo 2021 senza ulteriore intervento del legislatore) la “sospensione” dell’obbligo di chiedere l’apertura di una procedura fallimentare in proprio quando si verifica un sovraindebitamento (“Überschuldung”) riconducibile alla crisi COVID 19.

 

Autore:

Rechtsanwalt Karl-Heinz Lauser 

dmp.milano@derra.it

 

Data: 12/2020

 

Nella sua ultima seduta prima di Natale, il Parlamento tedesco  (“Bundestag”) e successivamente anche la seconda Camera (“Bundesrat”) hanno approvato la legge di riforma del diritto d’insolvenza volta a recepire la Direttiva 2019/1023 EU che si applica dal 1° Gennaio 2021. Ma le modifiche che ha subito l’ambizioso disegno di legge durante l’iter parlamentare ne hanno fatto una “semplice riforma” anziché far uscire una “rivoluzione” come alcuni si aspettavano inizialmente. 

Una delle modifiche più importanti che il disegno di legge ha subito da ultimo è stato il “taglio” che hanno subiti i tools di ristrutturazione messi a disposizione degli addetti ai lavori: a seguito di certe “rimostranze” sollevate anche da parte della seconda camera (“Bundesrat”) e da parte delle banche, ma non solo, in particolare non sarà possibile nemmeno in futuro (al di fuori da una procedura fallimentare vera e propria) intervenire “forzatamente” su contratti pendenti. Questo “potere” resterà riservato ad un curatore fallimentare “vero” nominato in seno di una procedura fallimentare. Sul punto la nuova legge tedesca si discosta, quindi, notevolmente da quella da poco in vigore in Olanda.

È stato invece introdotta la facoltà (tuttavia riservata a casi eccezionali) di costituire un “comitato di creditori” (“Gläubigerbeirat”). In effetti, qualora la ristrutturazione riguarda tutti i creditori, allora si potrà costituire un comitato di creditori all’interno del quale essi si possono “coordinare”. Potrà essere nominato come membro anche un rappresentante dei dipendenti sebbene i diritti di questi ultimi non possono essere in alcun caso “toccati” dal piano di ristrutturazione.

Ciò significa che la nuova legge riguardante un “Quadro di ristrutturazione fuori da una procedura d’insolvenza (“Gesetz über den Stabilisierungs- und Restrukturierungsrahmen für Unternehmen - StaRUG”), approvata con la maggioranza del governo (CDU e SPD) contro i voti dei Verdi (“Bündnis 90/Die Grünen”) e della sinistra (“Die Linke”) si limita a mettere a disposizione un quadro legislativo atto a facilitare soprattutto ristrutturazioni finanziarie di grandi imprese. Sono state respinte, invece, le richieste formulate in particolare da parte dei Verdi di cogliere l’occasione dell’intervento del legislatore per mettere a disposizione una procedura semplificata adatta ed “alla portata” anche di piccole e medie imprese.

Parallelamente è stata prorogata per il momento sino al 31 gennaio 2021 (ma con facoltà concessa all’amministrazione di decretare un’ulteriore proroga sino al 31 marzo 2021 senza ulteriore intervento del legislatore) la “sospensione” dell’obbligo di chiedere l’apertura di una procedura fallimentare in proprio quando si verifica un sovraindebitamento (“Überschuldung”) riconducibile alla crisi COVID 19.

 

Autore:

Rechtsanwalt Karl-Heinz Lauser 

dmp.milano@derra.it

 

Data: 12/2020

 

13 Okt
2020

Germania: Disegno di Legge sulla ristrutturazione extragiudiziale – una rivoluzione del diritto dell’insolvenza di imprese?

Il 19/09/20 è stata pubblicata una bozza di legge con la quale il Governo tedesco intende recepire la Direttiva 2019/1023 EU in materia di Ristrutturazione preventiva.

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In data 19 settembre 2020, su 247 pagine, è stata pubblicata in Germania una bozza di legge motivata (“Referentenentwurf”) con la quale il Governo tedesco intende recepire la Direttiva 2019/1023 EU in materia di Ristrutturazione preventiva, ma non solo!  

Mentre al momento (ed ancora almeno fino al 31.12.2020 a causa della pandemia COVID e del suo impatto massiccio anche sull’economia tedesca) l’obbligo (anche penalmente sancito!) di presentare istanza di fallimento in caso di sovraindebitamento, spada di Damocle che per legge pende sopra le società di capitali in Germania, è sospeso, con questa legge che dovrebbe entrare in vigore già il 1.1.2021 si intende mettere a disposizione nell’ambito di una nuova legge dedicata, uno strumento efficace di ristrutturazione extra-giudiziale (“Restrukturierungsrahmen”) dagli operatori del settore da tempo auspicato. Lo scopo è evidente: evitare procedure d’insolvenza vere e proprie che anche in Germania vengono ancora viste come sconfitta dell’imprenditore, anche se alla fine della procedura d’insolvenza si esce con un’impresa risanata ed in grado di fronteggiare le sfide del mercato.

Dall’altro lato la bozza di legge prevede alcune -anche rilevanti- modifiche e precisazioni riguardanti la procedura (giudiziale) di fallimento gestita in (quasi) autonomia dal debitore, cosidetta “Insolvenz in Eigenverwaltung” nonché una (lunga serie) di modifiche di altre norme correlate.

La presentazione di detto disegno di legge che dovrebbe dare, appunto, vita ad una legge speciale per la ristrutturazione di aziende che probabilmente avrà il nome (mostruoso) “Unternehmensstabilisierungs- und -restrukturierungsgesetz (StaRUG)“ ha suscitato moltissimo interesse degli “addetti ai lavori”, che entro il 2 ottobre hanno potuto segnalare le loro opinioni. E talvolta non sono mancate parole e giudizi come “Rivoluzione del diritto d’insolvenza” o “La riforma più profonda degli ultimi 20anni”. Ora si vedrà se, e in caso affermativo, quali modifiche subirà il disegno di legge durante l’iter parlamentare.

Certo è che con l’iniziativa del legislatore germanico, nello spirito della Direttiva, si tenta di mettere a disposizione un sistema giuridico che permette -all’interno di una “procedura” definita e regolata da una legge speciale- di risanare e ristrutturare aziende in crisi ma non (ancora) insolventi.

Premettendo che già con effetto dal 1 ottobre 2020 è tornato in vigore l’obbligo (anche penalmente sanzionato) di depositare istanza di fallimento in caso di insolvenza, inteso come “impossibilità non solo temporanea di adempiere ad almeno il 90% degli obblighi di pagamento” (“Zahlungsunfähigkeit”), che a causa della pandemia era stato temporaneamente sospeso, vediamo di seguito alcuni dettagli di quello che probabilmente dal prossimo anno oltre Alpi sarà a disposizione per spianare la via all’uscita della crisi per aziende “sostanzialmente sane”. 

 

L’aiuto di un moderatore: “Sanierungsmoderation”

Tanto per cominciare, ispirato dall’idea della mediazione, che a livello mondiale incomincia a prendere piede anche nel campo della ristrutturazione, dalla nuova legge viene “offerta” la possibilità di far nominare in una prima fase un “moderatore della ristrutturazione” (“Sanierungsmoderator”) con l’aiuto del quale l’impresa in crisi potrà tentare di raggiungere un accordo con i propri creditori. 

 

Il Piano di Ristrutturazione

Ma a prescindere da questa opzione, un’azienda che si trova in uno stato di crisi, definito come “imminente stato di insolvenza” (intesa come rischio -che si verifica nei prossimi 24 mesi- di non poter far puntualmente fronte ai debiti esigibili per oltre il 10% del totale; “drohende Zahlungsunfähigkeit”), con la nuova legge potrà ricorrere ad una procedura (quasi) extragiudiziale di ristrutturazione che si sostanzia nella presentazione di un “Piano di Ristrutturazione” (“Restrukturierungsplan”) da mettere al voto dei creditori “colpiti”. Se l’azienda si trova già in una situazione d’insolvenza, allora resta solo l’ipotesi di ristrutturazione in seno ad una procedura d’insolvenza vera e propria, eventualmente nella forma particolare della “Eigenverwaltung”, ovverosia con il “debtor in possession”. 

Il “Restrukturierungsplan” -in analogia al Piano di Insolvenza (“Insolvenzplan”), attualmente a disposizione nell’ambito delle procedure fallimentari di ristrutturazione “vere e proprie”, è da suddividere in due parti: una parte “illustrativa” della situazione ove vengono, tra l’altro, fornite dettagliate informazioni sulla la situazione debitoria come pure sulle intenzioni, la fattibilità e gli effetti della ristrutturazione, con espressa conferma come l’azienda tornerà economicamente in stabilità. – Questa parte getta la base informativa per consentire il voto dei creditori. 

Nella parte “decisionale” del Piano sono poi da specificare le misure da intraprendere in concreto per superare la crisi e per dare nuovamente stabilità all’azienda. Per citarne alcune: rinuncia da parte dei creditori a parte dei propri crediti, dilazioni dei pagamenti, debt-equity-swap, liberazione di beni da garanzie, apporto di nuova finanza da parte di terzi o da parte dei soci, modifica della posizione dei soci in generale... 

“Intoccabili” dal Piano di Ristrutturazione restano, tuttavia, le posizioni dei lavoratori, ivi inclusi eventuali sistemi pensionistici aziendali che però in molte aziende “pesano” molto sul futuro di questi ultimi. 

Il debitore potrà eventualmente affiancare alle misure di ristrutturazione previste nel piano, anche la richiesta di adottare misure “stabilizzanti”, tra l’altro: 

  • lo scioglimento di contratti pendenti;
  • la sospensione di atti esecutivi fino a tre mesi.

Questi accorgimenti, però, possono essere adottati solo con il beneplacito da parte di un giudice come infra meglio descritto.

Il Piano è da mettere a disposizione dei creditori “interessati” con un anticipo di almeno 14 gg prima del voto e sarà approvato se almeno il 75% dei creditori coinvolti votino a favore. Se il Piano prevede la suddivisione dei creditori in classi “omogenee”, in linea di principio, ogni classe deve approvare il Piano con una maggioranza qualificata del 75%, da conteggiare in funzione dei crediti interessati. In certe circostanze il piano potrà essere approvato anche se singoli gruppi esprimono un voto contrario.

La votazione non deve necessariamente avvenire in occasione di una adunanza dei creditori, ma le adesioni possono essere raccolte anche per corrispondenza, dando ai debitori almeno 14gg di tempo per esprimere il loro voto per iscritto.

Nella prassi molto importante sarà il fatto che gli atti giuridici (e quindi non solo pagamenti ma anche la restituzione di finanziamenti concessi al fine della ristrutturazione) eseguiti sulla base di e conformemente ad un Piano “omologato” dalla Pretura competente (cfr. sotto 6.), non possano essere oggetto di revocatorie fallimentari nell’ipotesi subentrasse l’insolvenza vera e propria dell’azienda nonostante il tentativo di ristrutturazione.

 

L’azienda e gli amministratori

In questo scenario, logicamente, compete in primis all’amministrazione dell’azienda in difficoltà trattare con i propri creditore e cercare in autonomia, con l’utilizzo anche di strumenti che prima erano a disposizione solo all’interno di una procedura “formale” di insolvenza, una soluzione che si colloca all’interno del quadro legislativo nuovo.

Ma come contropartita, in questa fase di “imminente stato d’insolvenza” è prevista una responsabilità dell’organo amministrativo accentuata e personale, in quanto lo stesso deve agire per tutelare gli interessi dei creditori (anche contro precise indicazioni contrarie da parte dei soci) e non deve compiere nessun atto che possa pregiudicare la ristrutturazione dell’azienda dallo stesso guidata.

Onde monitorare meglio l’andamento di un’azienda e per rilevare tempestivamente eventuali situazioni o quanto meno segnali di crisi, diventerà obbligatorio l’introduzione di determinati sistemi di allerta.

 

L’esperto: “Restrukturierungsbeauftragter”

Sebbene una ristrutturazione secondo la nuova legge si svolga, di regola tra l’azienda rappresentata dagli amministratori e i creditori di essa, in determinati casi e circostanze potrà essere nominato anche un esperto particolarmente qualificato in materia, persona fisica indipendente dall’azienda e dai creditori, con compiti di sorveglianza, di sostegno e funzione di “relatore” al Pretore competente.

Qualora vi sia istanza del debitore o di un quarto dei creditori il “Restrukturierungsbeauftragter” deve essere nominato. Lo stesso dicasi qualora siano “coinvolti” dal Piano i diritti di consumatori, microimprese e/o PMI.

Rientra nei compiti del “Restrukturierungsbeauftragten” anche la sorveglianza sull’adempimento del Piano.

 

I Creditori

La nuova legge darà la facoltà di suddividere i creditori in gruppi e di limitare la ristrutturazione anche ad alcuni gruppi di creditori, lasciando “indisturbati” altri, cosa che non sarebbe possibile in seno ad una procedura d’insolvenza vera e propria in cui vige la regola della par conditio creditorum.

Ulteriore novità (per una procedura di ristrutturazione extra giudiziale) è costituita dal fatto che il Piano potrà essere realizzato anche in presenza di creditori dissenzienti (coinvolti nel piano) che abbiano espresso voto contrario (c.d. cram down), cosa che finora era possibile solo all’interno di una procedura d’insolvenza vera e propria. Ora, per rendere il Piano vincolante anche nei confronti di creditori dissenzienti, occorre l’omologa del Piano da parte del Giudice competente.

 

Competenze di Preture con sezioni specializzate (“Restrukturierungsgerichte”)

Sebbene la nuova procedura sia da considerare sostanzialmente extragiudiziale, in certe circostanze sarà necessario l’intervento di un Giudice. 

Poiché si è capito che la materia della ristrutturazione aziendale è da considerare (molto) specialistica, il legislatore ha inteso concentrare le competenze in questo concetto riservate ad un Giudice presso Preture specializzate, di regola collocata presso una solo Pretura nell’ambito della circoscrizione di ogni Corte d’Appello. L’intenzione del legislatore tedesco, evidentemente, è di tenere queste nuove procedure, anche fisicamente, fuori dalle aule di Preture oggi competenti per la gestione delle procedure d’insolvenza vere e proprie. 

Gli addetti del settore lamentano infatti da tempo che, in materia fallimentare, risultino competenti Preture, di modeste dimensioni, talvolta costituite da Giudici non specializzati che devono occuparsi non solo di casi fallimentari ma anche di materie completamente differenti.

Su richiesta del debitore, rientra nella competenza del nuovo “Pretore per la Ristrutturazione”, qualora ricorrano determinate condizioni (tra cui l’assenza di arretrati nei confronti del fisco e nei confronti dei dipendenti), 

  • l’organizzazione della procedura di voto
  • la dichiarazione dello scioglimento di contratti pendenti
  • la sospensione di procedure esecutive, di regola fino a tre mesi, in casi eccezionali fino a 8 mesi.

A tutela in particolare dei creditori dissenzienti che non hanno aderito al Piano di Ristrutturazione e, pertanto, ne devono subire le conseguenze pur non avendolo accettato, il Piano per avere efficace anche nei loro confronti, su istanza del debitore deve essere “confermato” (omologato) dal “Pretore per la Ristrutturazione” che deve concedere -in particolare ai creditori dissenzienti- la facoltà di prendere posizione in merito al Piano stesso. Essi possono dedurre di subire un peggioramento della propria posizione creditoria rispetto alla situazione riferibile senza l’adozione del Piano. In tal caso il Pretore deve negare l’omologa del Piano che in tal caso resta privo di efficacia.

Di particolare importanza sarà anche un altro effetto di un Piano “omologato”: in caso di successivo fallimento del debitore, quindi nel caso in cui la ristrutturazione non porti al risultato auspicato, gli eventuali contributi effettuati dai i creditori in esecuzione del Piano omologato non saranno soggetti ad alcuna azione revocatoria fallimentare.

 

Conclusione

La corona-crisi ha spinto il legislatore tedesco a mettere a disposizione alle aziende un quadro normativo ispirato dalla Direttiva Europea 2019/1023. La nuova procedura di “Ristrutturazione preventiva” è da collocare a cavallo tra la “ristrutturazione stragiudiziale civilistica” e la “ristrutturazione in seno ad una procedura fallimentare”.

Già il mero fatto che sia prevista una legge apposta e non solo una “integrazione” della legge fallimentare tedesca “Insolvenzordnung” costituisce un segnale forte: la ristrutturazione al di fuori di una procedura fallimentare, disponibile per aziende in crisi ma non insolventi, è uno strumento che non lascia all’imprenditore la “macchia” di uno che ha “fallito”.

Gli strumenti di ristrutturazione messi a disposizione, in parte si rinvengono anche nel Codice della Crisi italiano, la cui entrata in vigore a causa COVID, come si sa, è slittata. Comunque sia, le proposte offerte dal legislatore tedesco alle aziende teutoniche vanno in ogni caso anche oltre a quanto richiesto a livello europeo, e saranno messe a (dura) prova una volta finite le misure straordinarie in atto come risposte alla sfida pandemica per combattere la crisi economica. Si vedrà se le nuove misure saranno adatte per attenuare lo “tsunami di fallimenti” che tanti addetti ai lavor vedono già all’orizzonte anche in Germania.

 

Autori:

Rechtsanwalt Karl-Heinz Lauser & Avvocato Patrizia Zanovello

dmp.milano@derra.it

 

Data: 10/2020

In data 19 settembre 2020, su 247 pagine, è stata pubblicata in Germania una bozza di legge motivata (“Referentenentwurf”) con la quale il Governo tedesco intende recepire la Direttiva 2019/1023 EU in materia di Ristrutturazione preventiva, ma non solo!  

Mentre al momento (ed ancora almeno fino al 31.12.2020 a causa della pandemia COVID e del suo impatto massiccio anche sull’economia tedesca) l’obbligo (anche penalmente sancito!) di presentare istanza di fallimento in caso di sovraindebitamento, spada di Damocle che per legge pende sopra le società di capitali in Germania, è sospeso, con questa legge che dovrebbe entrare in vigore già il 1.1.2021 si intende mettere a disposizione nell’ambito di una nuova legge dedicata, uno strumento efficace di ristrutturazione extra-giudiziale (“Restrukturierungsrahmen”) dagli operatori del settore da tempo auspicato. Lo scopo è evidente: evitare procedure d’insolvenza vere e proprie che anche in Germania vengono ancora viste come sconfitta dell’imprenditore, anche se alla fine della procedura d’insolvenza si esce con un’impresa risanata ed in grado di fronteggiare le sfide del mercato.

Dall’altro lato la bozza di legge prevede alcune -anche rilevanti- modifiche e precisazioni riguardanti la procedura (giudiziale) di fallimento gestita in (quasi) autonomia dal debitore, cosidetta “Insolvenz in Eigenverwaltung” nonché una (lunga serie) di modifiche di altre norme correlate.

La presentazione di detto disegno di legge che dovrebbe dare, appunto, vita ad una legge speciale per la ristrutturazione di aziende che probabilmente avrà il nome (mostruoso) “Unternehmensstabilisierungs- und -restrukturierungsgesetz (StaRUG)“ ha suscitato moltissimo interesse degli “addetti ai lavori”, che entro il 2 ottobre hanno potuto segnalare le loro opinioni. E talvolta non sono mancate parole e giudizi come “Rivoluzione del diritto d’insolvenza” o “La riforma più profonda degli ultimi 20anni”. Ora si vedrà se, e in caso affermativo, quali modifiche subirà il disegno di legge durante l’iter parlamentare.

Certo è che con l’iniziativa del legislatore germanico, nello spirito della Direttiva, si tenta di mettere a disposizione un sistema giuridico che permette -all’interno di una “procedura” definita e regolata da una legge speciale- di risanare e ristrutturare aziende in crisi ma non (ancora) insolventi.

Premettendo che già con effetto dal 1 ottobre 2020 è tornato in vigore l’obbligo (anche penalmente sanzionato) di depositare istanza di fallimento in caso di insolvenza, inteso come “impossibilità non solo temporanea di adempiere ad almeno il 90% degli obblighi di pagamento” (“Zahlungsunfähigkeit”), che a causa della pandemia era stato temporaneamente sospeso, vediamo di seguito alcuni dettagli di quello che probabilmente dal prossimo anno oltre Alpi sarà a disposizione per spianare la via all’uscita della crisi per aziende “sostanzialmente sane”. 

 

L’aiuto di un moderatore: “Sanierungsmoderation”

Tanto per cominciare, ispirato dall’idea della mediazione, che a livello mondiale incomincia a prendere piede anche nel campo della ristrutturazione, dalla nuova legge viene “offerta” la possibilità di far nominare in una prima fase un “moderatore della ristrutturazione” (“Sanierungsmoderator”) con l’aiuto del quale l’impresa in crisi potrà tentare di raggiungere un accordo con i propri creditori. 

 

Il Piano di Ristrutturazione

Ma a prescindere da questa opzione, un’azienda che si trova in uno stato di crisi, definito come “imminente stato di insolvenza” (intesa come rischio -che si verifica nei prossimi 24 mesi- di non poter far puntualmente fronte ai debiti esigibili per oltre il 10% del totale; “drohende Zahlungsunfähigkeit”), con la nuova legge potrà ricorrere ad una procedura (quasi) extragiudiziale di ristrutturazione che si sostanzia nella presentazione di un “Piano di Ristrutturazione” (“Restrukturierungsplan”) da mettere al voto dei creditori “colpiti”. Se l’azienda si trova già in una situazione d’insolvenza, allora resta solo l’ipotesi di ristrutturazione in seno ad una procedura d’insolvenza vera e propria, eventualmente nella forma particolare della “Eigenverwaltung”, ovverosia con il “debtor in possession”. 

Il “Restrukturierungsplan” -in analogia al Piano di Insolvenza (“Insolvenzplan”), attualmente a disposizione nell’ambito delle procedure fallimentari di ristrutturazione “vere e proprie”, è da suddividere in due parti: una parte “illustrativa” della situazione ove vengono, tra l’altro, fornite dettagliate informazioni sulla la situazione debitoria come pure sulle intenzioni, la fattibilità e gli effetti della ristrutturazione, con espressa conferma come l’azienda tornerà economicamente in stabilità. – Questa parte getta la base informativa per consentire il voto dei creditori. 

Nella parte “decisionale” del Piano sono poi da specificare le misure da intraprendere in concreto per superare la crisi e per dare nuovamente stabilità all’azienda. Per citarne alcune: rinuncia da parte dei creditori a parte dei propri crediti, dilazioni dei pagamenti, debt-equity-swap, liberazione di beni da garanzie, apporto di nuova finanza da parte di terzi o da parte dei soci, modifica della posizione dei soci in generale... 

“Intoccabili” dal Piano di Ristrutturazione restano, tuttavia, le posizioni dei lavoratori, ivi inclusi eventuali sistemi pensionistici aziendali che però in molte aziende “pesano” molto sul futuro di questi ultimi. 

Il debitore potrà eventualmente affiancare alle misure di ristrutturazione previste nel piano, anche la richiesta di adottare misure “stabilizzanti”, tra l’altro: 

  • lo scioglimento di contratti pendenti;
  • la sospensione di atti esecutivi fino a tre mesi.

Questi accorgimenti, però, possono essere adottati solo con il beneplacito da parte di un giudice come infra meglio descritto.

Il Piano è da mettere a disposizione dei creditori “interessati” con un anticipo di almeno 14 gg prima del voto e sarà approvato se almeno il 75% dei creditori coinvolti votino a favore. Se il Piano prevede la suddivisione dei creditori in classi “omogenee”, in linea di principio, ogni classe deve approvare il Piano con una maggioranza qualificata del 75%, da conteggiare in funzione dei crediti interessati. In certe circostanze il piano potrà essere approvato anche se singoli gruppi esprimono un voto contrario.

La votazione non deve necessariamente avvenire in occasione di una adunanza dei creditori, ma le adesioni possono essere raccolte anche per corrispondenza, dando ai debitori almeno 14gg di tempo per esprimere il loro voto per iscritto.

Nella prassi molto importante sarà il fatto che gli atti giuridici (e quindi non solo pagamenti ma anche la restituzione di finanziamenti concessi al fine della ristrutturazione) eseguiti sulla base di e conformemente ad un Piano “omologato” dalla Pretura competente (cfr. sotto 6.), non possano essere oggetto di revocatorie fallimentari nell’ipotesi subentrasse l’insolvenza vera e propria dell’azienda nonostante il tentativo di ristrutturazione.

 

L’azienda e gli amministratori

In questo scenario, logicamente, compete in primis all’amministrazione dell’azienda in difficoltà trattare con i propri creditore e cercare in autonomia, con l’utilizzo anche di strumenti che prima erano a disposizione solo all’interno di una procedura “formale” di insolvenza, una soluzione che si colloca all’interno del quadro legislativo nuovo.

Ma come contropartita, in questa fase di “imminente stato d’insolvenza” è prevista una responsabilità dell’organo amministrativo accentuata e personale, in quanto lo stesso deve agire per tutelare gli interessi dei creditori (anche contro precise indicazioni contrarie da parte dei soci) e non deve compiere nessun atto che possa pregiudicare la ristrutturazione dell’azienda dallo stesso guidata.

Onde monitorare meglio l’andamento di un’azienda e per rilevare tempestivamente eventuali situazioni o quanto meno segnali di crisi, diventerà obbligatorio l’introduzione di determinati sistemi di allerta.

 

L’esperto: “Restrukturierungsbeauftragter”

Sebbene una ristrutturazione secondo la nuova legge si svolga, di regola tra l’azienda rappresentata dagli amministratori e i creditori di essa, in determinati casi e circostanze potrà essere nominato anche un esperto particolarmente qualificato in materia, persona fisica indipendente dall’azienda e dai creditori, con compiti di sorveglianza, di sostegno e funzione di “relatore” al Pretore competente.

Qualora vi sia istanza del debitore o di un quarto dei creditori il “Restrukturierungsbeauftragter” deve essere nominato. Lo stesso dicasi qualora siano “coinvolti” dal Piano i diritti di consumatori, microimprese e/o PMI.

Rientra nei compiti del “Restrukturierungsbeauftragten” anche la sorveglianza sull’adempimento del Piano.

 

I Creditori

La nuova legge darà la facoltà di suddividere i creditori in gruppi e di limitare la ristrutturazione anche ad alcuni gruppi di creditori, lasciando “indisturbati” altri, cosa che non sarebbe possibile in seno ad una procedura d’insolvenza vera e propria in cui vige la regola della par conditio creditorum.

Ulteriore novità (per una procedura di ristrutturazione extra giudiziale) è costituita dal fatto che il Piano potrà essere realizzato anche in presenza di creditori dissenzienti (coinvolti nel piano) che abbiano espresso voto contrario (c.d. cram down), cosa che finora era possibile solo all’interno di una procedura d’insolvenza vera e propria. Ora, per rendere il Piano vincolante anche nei confronti di creditori dissenzienti, occorre l’omologa del Piano da parte del Giudice competente.

 

Competenze di Preture con sezioni specializzate (“Restrukturierungsgerichte”)

Sebbene la nuova procedura sia da considerare sostanzialmente extragiudiziale, in certe circostanze sarà necessario l’intervento di un Giudice. 

Poiché si è capito che la materia della ristrutturazione aziendale è da considerare (molto) specialistica, il legislatore ha inteso concentrare le competenze in questo concetto riservate ad un Giudice presso Preture specializzate, di regola collocata presso una solo Pretura nell’ambito della circoscrizione di ogni Corte d’Appello. L’intenzione del legislatore tedesco, evidentemente, è di tenere queste nuove procedure, anche fisicamente, fuori dalle aule di Preture oggi competenti per la gestione delle procedure d’insolvenza vere e proprie. 

Gli addetti del settore lamentano infatti da tempo che, in materia fallimentare, risultino competenti Preture, di modeste dimensioni, talvolta costituite da Giudici non specializzati che devono occuparsi non solo di casi fallimentari ma anche di materie completamente differenti.

Su richiesta del debitore, rientra nella competenza del nuovo “Pretore per la Ristrutturazione”, qualora ricorrano determinate condizioni (tra cui l’assenza di arretrati nei confronti del fisco e nei confronti dei dipendenti), 

  • l’organizzazione della procedura di voto
  • la dichiarazione dello scioglimento di contratti pendenti
  • la sospensione di procedure esecutive, di regola fino a tre mesi, in casi eccezionali fino a 8 mesi.

A tutela in particolare dei creditori dissenzienti che non hanno aderito al Piano di Ristrutturazione e, pertanto, ne devono subire le conseguenze pur non avendolo accettato, il Piano per avere efficace anche nei loro confronti, su istanza del debitore deve essere “confermato” (omologato) dal “Pretore per la Ristrutturazione” che deve concedere -in particolare ai creditori dissenzienti- la facoltà di prendere posizione in merito al Piano stesso. Essi possono dedurre di subire un peggioramento della propria posizione creditoria rispetto alla situazione riferibile senza l’adozione del Piano. In tal caso il Pretore deve negare l’omologa del Piano che in tal caso resta privo di efficacia.

Di particolare importanza sarà anche un altro effetto di un Piano “omologato”: in caso di successivo fallimento del debitore, quindi nel caso in cui la ristrutturazione non porti al risultato auspicato, gli eventuali contributi effettuati dai i creditori in esecuzione del Piano omologato non saranno soggetti ad alcuna azione revocatoria fallimentare.

 

Conclusione

La corona-crisi ha spinto il legislatore tedesco a mettere a disposizione alle aziende un quadro normativo ispirato dalla Direttiva Europea 2019/1023. La nuova procedura di “Ristrutturazione preventiva” è da collocare a cavallo tra la “ristrutturazione stragiudiziale civilistica” e la “ristrutturazione in seno ad una procedura fallimentare”.

Già il mero fatto che sia prevista una legge apposta e non solo una “integrazione” della legge fallimentare tedesca “Insolvenzordnung” costituisce un segnale forte: la ristrutturazione al di fuori di una procedura fallimentare, disponibile per aziende in crisi ma non insolventi, è uno strumento che non lascia all’imprenditore la “macchia” di uno che ha “fallito”.

Gli strumenti di ristrutturazione messi a disposizione, in parte si rinvengono anche nel Codice della Crisi italiano, la cui entrata in vigore a causa COVID, come si sa, è slittata. Comunque sia, le proposte offerte dal legislatore tedesco alle aziende teutoniche vanno in ogni caso anche oltre a quanto richiesto a livello europeo, e saranno messe a (dura) prova una volta finite le misure straordinarie in atto come risposte alla sfida pandemica per combattere la crisi economica. Si vedrà se le nuove misure saranno adatte per attenuare lo “tsunami di fallimenti” che tanti addetti ai lavor vedono già all’orizzonte anche in Germania.

 

Autori:

Rechtsanwalt Karl-Heinz Lauser & Avvocato Patrizia Zanovello

dmp.milano@derra.it

 

Data: 10/2020

21 Mai
2019

Riforma del codice dell'insolvenza – nuovi obblighi organizzativi per gli imprenditori

In linea con le raccomandazioni comunitarie e internazionali, uno dei principali obiettivi perseguiti dal legislatore con la riforma ..

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In linea con le raccomandazioni comunitarie e internazionali, uno dei principali obiettivi perseguiti dal legislatore con la riforma della crisi di impresa e dell’insolvenza è l’introduzione di strumenti che agevolino l’emersione precoce della crisi. In particolare, vengono in esame nuovi obblighi organizzativi in capo all’imprenditore.

Nuovi assetti societari

L’art. 375 CCII riforma l’art. 2086 c.c. con l’aggiunta di un secondo comma che prevede l’obbligo per l’imprenditore di istituire un assetto organizzativo amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa, proprio in funzione della rilevazione tempestiva della crisi e della perdita della continuità aziendale. Tale obbligo viene esteso anche alle s.r.l. e alle società semplici amministrate in forma disgiuntiva (ossia all’imprenditore che operi informa societaria o collettiva) che saranno anch’esse tenute a predisporre un modello organizzativo e a gestire in modo formalizzato il rischio di insolvenza. Quanto al modello organizzativo questo dovrà necessariamente fare riferimento agli indicatori della crisi così come verranno elaborati; in attesa della loro entrata in vigore, l’imprenditore non potrà che rifarsi alle best practice del settore ed ai principi di revisione contabile. Sarà pertanto opportuno individuare le funzioni interne necessarie alla produzione dei beni e servizi che si intendono porre sul mercato, facendo in modo che la struttura sia efficiente e che garantisca un adeguato flusso informativo tra le varie aree per un monitoraggio continuativo e supportare l’assetto organizzativo con uno contabile e amministrativo capace di effettuare un puntuale controllo sulla gestione mediante una corretta pianificazione aziendale ed una costante analisi degli scostamenti. E’ di tutta evidenza che in assenza di adeguati assetti organizzativi ben difficilmente l’organo amministrativo e di controllo saranno in grado di individuare il rischio di un peggioramento aziendale. La rilevanza degli assetti societari organizzativi emerge anche dalla circostanza che l’art. 14 del codice dell’insolvenza introduce, accanto alle tradizionali categorie di controllo del merito e di legittimità, anche il controllo di adeguatezza e correttezza organizzativa.

La responsabilità degli amministratori

A corollario è stata prevista una responsabilizzazione degli amministratori nei confronti dei creditori sociali per l’inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione dell’integrità del patrimonio sociale: infatti gli amministratori, quando è accertata la loro responsabilità, salvo diversa prova, saranno tenuti a risarcire un danno pari alla differenza fra il patrimonio netto alla data nella quale l’amministratore è cessato dalla carica o alla data di apertura della procedura concorsuale. Ai fini di una maggiore responsabilizzazione degli amministratori è stato quindi introdotto un criterio di liquidazione del danno.

E’, quindi, chiaro l’interesse dell’imprenditore ad adottare tempestivamente un modello organizzativo adeguato.

Avvocato Manuela Ferrari

dmp.milano@derra.it

Data: 05/2019

In linea con le raccomandazioni comunitarie e internazionali, uno dei principali obiettivi perseguiti dal legislatore con la riforma della crisi di impresa e dell’insolvenza è l’introduzione di strumenti che agevolino l’emersione precoce della crisi. In particolare, vengono in esame nuovi obblighi organizzativi in capo all’imprenditore.

Nuovi assetti societari

L’art. 375 CCII riforma l’art. 2086 c.c. con l’aggiunta di un secondo comma che prevede l’obbligo per l’imprenditore di istituire un assetto organizzativo amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa, proprio in funzione della rilevazione tempestiva della crisi e della perdita della continuità aziendale. Tale obbligo viene esteso anche alle s.r.l. e alle società semplici amministrate in forma disgiuntiva (ossia all’imprenditore che operi informa societaria o collettiva) che saranno anch’esse tenute a predisporre un modello organizzativo e a gestire in modo formalizzato il rischio di insolvenza. Quanto al modello organizzativo questo dovrà necessariamente fare riferimento agli indicatori della crisi così come verranno elaborati; in attesa della loro entrata in vigore, l’imprenditore non potrà che rifarsi alle best practice del settore ed ai principi di revisione contabile. Sarà pertanto opportuno individuare le funzioni interne necessarie alla produzione dei beni e servizi che si intendono porre sul mercato, facendo in modo che la struttura sia efficiente e che garantisca un adeguato flusso informativo tra le varie aree per un monitoraggio continuativo e supportare l’assetto organizzativo con uno contabile e amministrativo capace di effettuare un puntuale controllo sulla gestione mediante una corretta pianificazione aziendale ed una costante analisi degli scostamenti. E’ di tutta evidenza che in assenza di adeguati assetti organizzativi ben difficilmente l’organo amministrativo e di controllo saranno in grado di individuare il rischio di un peggioramento aziendale. La rilevanza degli assetti societari organizzativi emerge anche dalla circostanza che l’art. 14 del codice dell’insolvenza introduce, accanto alle tradizionali categorie di controllo del merito e di legittimità, anche il controllo di adeguatezza e correttezza organizzativa.

La responsabilità degli amministratori

A corollario è stata prevista una responsabilizzazione degli amministratori nei confronti dei creditori sociali per l’inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione dell’integrità del patrimonio sociale: infatti gli amministratori, quando è accertata la loro responsabilità, salvo diversa prova, saranno tenuti a risarcire un danno pari alla differenza fra il patrimonio netto alla data nella quale l’amministratore è cessato dalla carica o alla data di apertura della procedura concorsuale. Ai fini di una maggiore responsabilizzazione degli amministratori è stato quindi introdotto un criterio di liquidazione del danno.

E’, quindi, chiaro l’interesse dell’imprenditore ad adottare tempestivamente un modello organizzativo adeguato.

Avvocato Manuela Ferrari

dmp.milano@derra.it

Data: 05/2019

18 Apr
2019

Il codice della crisi di impresa: anche in Italia non si parlerà più di Fallimento

E’ stato appena pubblicato (supplemento GU del 14.02.2019) il nuovo codice della crisi di impresa e dell’insolvenza.

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E’ stato appena pubblicato (supplemento GU del 14.02.2019) il nuovo codice della crisi di impresa e dell’insolvenza. Le novità legislative non sono poche e la materia delle procedure concorsuali viene innovata, sotto molteplici profili avvicinando la normativa italiana a quella europea ed internazionale.

Muta anche l’approccio lessicale: il termine Fallimento - che ha indubbiamente una chiara connotazione negativa - non viene più utilizzato per far posto ad una terminologia “crisi di impresa” maggiormente in linea con il diritto internazionale e che meglio esprime il concetto di uno stato di crisi interpretato “quale evenienza fisiologica nel ciclo vitale di un’impresa”, da anticipare per poterlo gestire al meglio.

Codice della crisi di impresa: i principali cambiamenti apportati

In linea con la legislazione europea, la nuova Legge contenuta nel nuovo codice della crisi di impresa, punta l’attenzione sulla circostanza che solo individuando precocemente gli indizi di crisi si può intervenire tempestivamente per un risanamento dell’impresa, salvaguardando così al massimo gli interessi dei creditori.

E’ quindi interessante segnalare che la crisi non viene più fatta coincidere con un’insolvenza in atto, ma costituisce uno stato di difficoltà che rende probabile l’insolvenza e che per le imprese si manifesta come “inadeguatezza dei flussi di cassa prospettici a far fronte regolarmente alle obbligazioni pianificate”.

Fra le novità di maggiore rilievo si segnala che è’ stata introdotta una procedura di allerta e composizione della crisi “ di natura non giudiziale e confidenziale” che sarà governata da un apposito organismo istituito presso le Camere di Commercio.

Codice della crisi di impresa: I risvolti per le aziende

Di sicuro interesse per le imprese anche le modifiche al codice civile introdotte ed in particolare le nuove norme che prevedono l’obbligo per l’imprenditore (non individuale) ad istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile in funzione della rilevazione tempestiva della crisi di impresa. Al fine di favorire l’emersione e la gestione tempestiva della crisi nel nuovo codice della crisi di impresa, sono poi state ampliate le ipotesi nelle quali nelle società a responsabilità limitata è obbligatoria la nomina degli organi di controllo interni e dei revisori.

Proprio per consentire di adottare le necessarie misure organizzative ai soggetti destinatari della disciplina e l’eventuale adeguamento degli istituti e del testo legislativo, l’entrata in vigore del codice della crisi di impresa, per tutte le disposizioni concernenti gli istituti di regolazione della crisi, è stata prevista entro 18 mesi.

Avvocato Manuela Ferrari

dmp.milano@derra.it

Data: 04/2019

E’ stato appena pubblicato (supplemento GU del 14.02.2019) il nuovo codice della crisi di impresa e dell’insolvenza. Le novità legislative non sono poche e la materia delle procedure concorsuali viene innovata, sotto molteplici profili avvicinando la normativa italiana a quella europea ed internazionale.

Muta anche l’approccio lessicale: il termine Fallimento - che ha indubbiamente una chiara connotazione negativa - non viene più utilizzato per far posto ad una terminologia “crisi di impresa” maggiormente in linea con il diritto internazionale e che meglio esprime il concetto di uno stato di crisi interpretato “quale evenienza fisiologica nel ciclo vitale di un’impresa”, da anticipare per poterlo gestire al meglio.

Codice della crisi di impresa: i principali cambiamenti apportati

In linea con la legislazione europea, la nuova Legge contenuta nel nuovo codice della crisi di impresa, punta l’attenzione sulla circostanza che solo individuando precocemente gli indizi di crisi si può intervenire tempestivamente per un risanamento dell’impresa, salvaguardando così al massimo gli interessi dei creditori.

E’ quindi interessante segnalare che la crisi non viene più fatta coincidere con un’insolvenza in atto, ma costituisce uno stato di difficoltà che rende probabile l’insolvenza e che per le imprese si manifesta come “inadeguatezza dei flussi di cassa prospettici a far fronte regolarmente alle obbligazioni pianificate”.

Fra le novità di maggiore rilievo si segnala che è’ stata introdotta una procedura di allerta e composizione della crisi “ di natura non giudiziale e confidenziale” che sarà governata da un apposito organismo istituito presso le Camere di Commercio.

Codice della crisi di impresa: I risvolti per le aziende

Di sicuro interesse per le imprese anche le modifiche al codice civile introdotte ed in particolare le nuove norme che prevedono l’obbligo per l’imprenditore (non individuale) ad istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile in funzione della rilevazione tempestiva della crisi di impresa. Al fine di favorire l’emersione e la gestione tempestiva della crisi nel nuovo codice della crisi di impresa, sono poi state ampliate le ipotesi nelle quali nelle società a responsabilità limitata è obbligatoria la nomina degli organi di controllo interni e dei revisori.

Proprio per consentire di adottare le necessarie misure organizzative ai soggetti destinatari della disciplina e l’eventuale adeguamento degli istituti e del testo legislativo, l’entrata in vigore del codice della crisi di impresa, per tutte le disposizioni concernenti gli istituti di regolazione della crisi, è stata prevista entro 18 mesi.

Avvocato Manuela Ferrari

dmp.milano@derra.it

Data: 04/2019

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