29 Feb
2016

Riforma della legge fallimentare

A poco più di un anno dall’inaugurazione dei lavori della Commissione Rordorf, il disegno di legge delega di riforma della legge fallimentare ha visto l’approvazione del Consiglio dei Ministri nella seduta tenutasi il 10 febbraio 2016.

L’ambizioso obiettivo è quello di una riforma organica del diritto dell’insolvenza che riscriva interamente la disciplina delle procedure concorsuali all’interno di un quadro sistematico, dopo un decennio di interventi di riforma della legge fallimentare, da ultimo con le modifiche alla disciplina del concordato preventivo dell’agosto 2015 (d.l. 27 giugno 2015, n. 83 convertito nella legge n. 132 dell’8 agosto 2015), nel quale trovino altresì spazio l’istituto dell’amministrazione straordinaria delle grandi imprese e il sovraindebitamento del consumatore e degli altri debitori non assoggettati al fallimento.

La prima novità riguarda la terminologia, posto che nello schema di legge delega scompare il termine “fallimento”, sostituito da sinonimi quali “insolvenza” o “liquidazione giudiziale”, locuzioni ritenute più idonee ad esprimere la nuova cultura del superamento dell’insolvenza, vista come una evenienza fisiologica nel ciclo vitale di un’impresa e non come un marchio di infamia, secondo una tendenza già manifestatasi nei principali ordinamenti europei quali quelli di Francia, Germania e Spagna.

Tra le novità principali si segnalano:

  • introduzione di una definizione dello stato di crisi, intesa come probabilità di futura insolvenza, distinta ed ulteriore rispetto alla nozione di insolvenza già prevista nell’attuale legge fallimentare;
  • adozione di un modello unico processuale per l’accertamento dello stato di crisi o di insolvenza del debitore;
  • introduzione di procedure di allerta e composizione assistita della crisi, volte ad anticiparne l’emersione, mediate una rapida analisi delle cause del malessere economico e finanziario dell’impresa e, successivamente, mirate a supportare i negoziati in vista del raggiungimento di un accordo con i creditori. In un’ottica di agevolazione del ricorso a tali procedure, ne è stata garantita la confidenzialità ed affidata la gestione agli Organismi di composizione della crisi, preferiti ai tribunali per evitare che tali procedure vengano percepite dall’imprenditore come l’anticamera dell’insolvenza. Sempre a tal fine, è previsto un sistema di incentivi, per chi ricorra a queste procedure, e di disincentivi per chi non vi ricorra, qualora sussistano le condizioni, oltre che obblighi di segnalazione all’imprenditore degli indizi della crisi a carico dei principali creditori istituzionali;
  • estensione degli effetti dell’accordo di ristrutturazione dei debiti ex art. 182 bis l.f. anche ai creditori non aderenti, se l’accordo viene raggiunto con creditori che rappresentano una rilevante percentuale (almeno il 75%) del totale dei crediti;
  • concordato preventivo: l’istituto è stato circoscritto alla sola ipotesi del concordato in continuità, posto che la disciplina di favore prevista per tale istituto trova giustificazione solo nella misura in cui esso non persegua gli scopi tipici del fallimento, ma miri a conservare la realtà d’impresa.  E’ stata comunque ipotizzata l’eventualità di un concordato liquidatorio purché preveda la provenienza alla procedura di risorse esterne rispetto al valore dell’attivo realizzabile, e purché tale apporto permetta un aumento “apprezzabile” dei vantaggi ai creditori rispetto all’ipotesi fallimentare;
  • insolvenza dei gruppi di imprese:  sono previste disposizioni volte a consentire lo svolgimento di una procedura unitaria per la trattazione dell’insolvenza delle plurime imprese del gruppo, individuando criteri di competenza territoriale idonei allo scopo e prevedendo comunque in caso di procedure presso sedi giudiziarie diverse obblighi di reciproca informazione a carico degli organi delle diverse procedure. E’ prevista inoltre la possibilità di proporre un unico ricorso sia per l’omologazione di accordi di ristrutturazione dei debiti dell’intero gruppo sia per l’ammissione di tutte le imprese del gruppo alla procedura di concordato preventivo, con la possibilità di presentare un piano unico ovvero una pluralità di piani, ciò sempre comunque nel rispetto del principio di autonomia delle singole masse attive e passive.

Esclusa dalla riforma è invece rimasta la disciplina penale del fallimento.

Avvocato Chiara Fiorini
dmp notiziario 03/2016